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La pesca della Suzuki
di Cristian Ambrogiani
Con la fine della stagione dei tifoni verso la metà di Ottobre l’autunno si affaccia alle porte. Le temperature cominciano a scendere sotto i 20 gradi e le acque si raffreddano. Questo periodo coincide con l’arrivo del game fish per eccellenza nei mesi freddi: Suzuki, la Spigola giapponese.
Cugina della spigola europea la Suzuki è il simbolo per eccellenza di uno sport che in Giappone vanta un numero di praticanti enorme e muove un giro d’affari impensabile per un paese come l’Italia. Solo le riviste specializzate si contano a decine e non esiste uscita che non dedichi almeno due o tre servizi a questo pesce. Ogni negozio di pesca ha almeno uno spazio di vendita per canne, mulinelli e artificiali di ogni genere dedicate alla Suzuki oltre a una miriade di vere e proprie mappe degli hot spots della zona. Insomma questo predatore è qualcosa di più di un semplice game fish è un business maker!
Per avere un’ idea più precisa di cosa sto parlando è necessario conoscere un pò la fisionomia del Giappone dal punto di vista geografico. Formato da 4 isole principali (Hokkaido al nord, Honshu al centro, Kyushu e Shikoku al sud) e da una miriade di isole più piccole sull’oceano Pacifico, il Giappone ha una superficie circa come l’Italia mentre la popolazione è il doppio ed è concentrata per la maggior parte sull’intero perimetro costiero. L’interno è scarsamente abitato. Detto questo è facile capire come lo sviluppo di porti, insenature e strutture artificiali sul mare sia elevatissimo e abbia contribuito alla formazione di una moltitudine di habitat ideali per la Suzuki.
Il pesce
Lateolabrax japonicus, parente stretto della nostra Spigola ne è molto simile sia dal punto di vista dell’aspetto che delle abitudini. Durante i mesi caldi dell’anno si tiene ad una certa distanza dalla costa per poi avvicinarsi durante l’inverno quando non è raro trovarla all’interno dei fiumi dove si addentra per cercare cibo. La Suzuki raggiunge dimensioni vicine al metro di lunghezza, anche se è molto raro catturare esemplari che superano gli 80 cm, e un peso massimo di 8 kg. Si nutre di piccoli crostacei, piccoli pesci oltre che di vermi. Nel mese di maggio i vermi che popolano i fondali sabbiosi vicino alla costa escono dalla sabbia e salgono a galla. In questo periodo la "mangianza" in superficie è uno spettacolo comunissimo.
A differenza della cugina europea la Spigola giapponese è una strenua combattente e gli atteggiamenti difensivi una volta allamata ricordano molto da vicino quelli delle Lampughe e dei Serra. Sospettosa come la nostra Spigola la Suzuki è estremamente sensibile alle condizioni meteomarine. I mesi più idonei alla cattura vanno all’incirca da fine Ottobre a fine Dicembre ma il mercato del seaspinning in Giappone ha sviluppato tecniche e artificiali adatti ad insediare questo predatore anche nei mesi più caldi dell’anno. In pratica la Suzuki è diventata suo malgrado una "preda" per tutte le stagioni.
Le tecniche di pesca
Volendo essere sinceri direi che non esiste una tecnica di pesca specifica per la Suzuki ma piuttosto una varietà di tecniche che rendono possibile insediare questo predatore 365 giorni all’anno in qualsiasi zona adatta ad ospitarlo. Tuttavia si può semplificare la pesca a questo predatore dividendola in due grandi aree: la pesca da terra e la pesca dalla barca.
Cominciamo a parlare della prima. Esistono aree "naturali" e "artificiali" dove per aree naturali si intendono spiagge, scogliere rocciose e foci dei fiumi, mentre per aree "artificiali" si intendono principalmente i porti, le strutture costiere (pontili, insenature artificiali, frangiflutti vicino alle coste abitate) e la maggior parte dei canali costruiti dall’uomo che collegano il mare con l’entroterra, insomma tutte le zone nelle quali le strutture artificiali hanno il sopravvento sulla natura.
Detto questo vediamo come gli spinner giapponesi affrontano la pesca partendo dall’attrezzatura. Per la pesca da terra le canne sono solitamente di lunghezza variabile dai 7’6" agli 11’. Molti produttori propongono principalmente canne tra i 7’6" e gli 8’6" che risultano più consone alle varie situazioni ma non e’ raro trovarne di più lunghe fino ai 13’, un caso per tutti le nuove ARC della Shimano. A dire il vero la Suzuki non richiede lanci lunghi per essere raggiunta per cui le canne superiori agli 8’ stanno diventando sempre più rare. Più che la distanza è la precisione del lancio che fa la differenza. Pescando in zone ad alta densità di strutture e ostacoli la capacità di posizionare l’artificiale nel punto giusto è l’arma vincente. Dovendo fare di necessità virtù gli anglers giapponesi hanno sviluppato uno spiccato senso della precisione nel lancio. D’altronde chi può’ negare che la precisione non appartenga a questo popolo! Per i mulinelli la dimensione si aggira attorno al 3000/4000 Shimano imbobinati generalmente con nylon da 10/12lb, nel caso dei trecciati si sta attorno al no. 1 o 1,5 (20lb circa). Sugli artificiali non vorrei dilungarmi, non mi basterebbe un’ enciclopedia. Credo che più o meno tutti abbiano un’idea di quali siano gli artificiali made in Japan ai quali si potrebbe aggiungere la miriade di variazioni sul tema che ogni giorno nascono come funghi. Ad ogni modo diciamo che per la pesca vicino alle strutture si privilegiano i minnow affondanti tra i 7 e i 9 cm, mentre per la pesca nelle foci o dalle scogliere si sale un po di misura e si privilegiano i floating.
E’ chiaro poi che ogni situazione richiede una attrezzatura più o meno mirata tanto che ogni mese le riviste del settore propongono nuovi artificiali che spaziano dai più classici pesciolini di plastica con magari qualche piccola modifica fino ad ogni genere di jig head e siliconici. Generalmente la massa degli spinner giapponesi nel caso della pesca da terra prediligono i porti, che come abbiamo visto non mancano, di solito vicinissimi se non adirittura integrati alle città. Per quanto riguarda scogliere e spiagge il discorso si fa più specifico. Mentre la spiaggia e di solito lasciata agli spinner del luogo (la conoscenza della zona è fondamentale), ai maniaci della specializzazione o ai professionisti, la pesca dalla scogliera è quasi appannaggio degli ultimi. Per raggiungere questi posti, che di solito sono promontori o isolette vicino alla costa, bisogna spesso avvalersi di una barca (se ne trovano parecchie che fanno il servizio taxi) e l’attrezzatura richiesta è molto specifica e costosa, soprattutto dal lato della sicurezza. In questi punti dove le onde si infrangono sulla roccia si trovano gli esemplari più grossi e combattivi e le spike shoes, wet suit, le conchiglie per la protezione della schiena e il life vest sono un must per non trasformare la battuta di pesca in una brutta esperienza. In questi luoghi è facile incontrare una vicina parente della Suzuki: la Hira-Suzuki o Blackfin Seabass (Lateolabrax latus) (fig.4).
Più grossa della sorella raggiunge pesi ragguardevoli pur non superando il metro di lunghezza e nel combattimento e’ davvero tosta soprattutto per il fatto che combatte a suo agio tra la corrente che sbatte le onde sulle rocce vere e proprie nemiche dei trecciati. In questo caso si usano canne dai 10’ in su con potenze di lancio fino a 45 gr, trecciati attorno alle 30 lb e leader sulle 40lb. E’ chiaro che questa pesca non e’ alla portata di tutti e quindi molto poco praticata dalla massa.
Per quanto riguarda invece la pesca dalla barca il discorso si fa più semplice ma a mio giudizio più intrigante. Cominciamo col dire che la pesca dalla barca alla Suzuki e’ talmente sviluppata che non esiste porto o banchina in tutto il Giappone in cui non ci sia la presenza di almeno una charter boat dedicata. Lo sviluppo di queste attività di charter ha fatto si che i prezzi siano alla portata di tutti. Le attrezzature sono molto specifiche anche perché l’ambiente di pesca dalla barca e’ molto particolare.
Come per la pesca da terra anche in questo caso il porto riveste un ruolo di primo piano. Con la sua varietà di strutture e con il gioco delle correnti che ne attraversano i canali offre un parco di caccia alla Suzuki insostituibile. Le barche sono solitamente di 6 o 7 metri a consolle centrale e in genere portano fino a 4 anglers ma in 3 ci si muove meglio.
Le canne per questa pesca difficilmente superano i 6’6" ma visto che spesso tre anglers si trovano a lanciare dallo stesso lato della barca a meno di 5 metri dal bersaglio si preferiscono canne più corte. Molti produttori hanno sviluppato attrezzi da 5’ appositamente studiati per questo tipo di situazione. Per gli artificiali direi che si possono raggruppare in tre categorie principali: i vibration lures, i sinking minnows, e gli spin baits. Ovviamente questa classificazione ha il solo scopo di semplificare il panorama degli artificiali studiati per questo tipo di pesca e come sempre non esiste limite alla fantasia e alla sperimentazione dei singoli spinners.
Per quanto riguarda i mulinelli non c’è molta differenza rispetto alla pesca da terra anche se la taglia difficilmente supera il 3000 Shimano. Si usano mono da 10/12 lb con leader sulle 20 lb mentre i trecciati sono poco usati e direi quasi inutili in questo ambiente. Durante i mesi estivi e le mezze stagioni le barche si spostano spesso al largo dove l’acqua è più profonda, in questo caso la tecnica di pesca è il light jigging con jigs da 30 a 60 gr.
La pesca dalla barca rappresenta a mio giudizio un’esperienza unica nel panorama della pesca alla Suzuki. Entrare nei porti per pescare vicino alle grosse navi da carico o nei pressi di moli e fabbriche (la legge giapponese lo permette o per lo meno chiude un occhio) è davvero incredibile. Ambienti che farebbero rabbrividire qualsiasi esteta, per non parlare degli ambientalisti, diventano perfetti game field. Pescare dalla barca all’interno dei porti è come giocare ad un video game dove per scovare la Suzuki ci sono vari livelli di difficoltà e quasi tutti incentrati sulla precisione nel lancio.
Ogni spot rappresenta un trappola per gli artificiali: corde, pontili arrugginiti e tempestati di alghe e mitili, tubi e travi sommerse sono tutti ostacoli che mettono alla prova anche gli anglers più esperti. Se poi la pesca avviene di sera con il buio e le luci del porto che creano un paesaggio quasi fantascientifico allora il gioco diventa davvero eccitante! I captains che conoscono i posti come le loro tasche si spostano da uno spot all’altro facendo sembrare una uscita di pesca come una vera e propria battuta di caccia. Si comincia poco distante dal punto di partenza per sondare la situazione e man mano ci si muove passando da un cargo ormeggiato a un portile di carico, da una chiatta a un ponte, da un oleodotto sospeso a un molo. E quando arriva lo strike è quasi sempre accompagnato da spettacolari salti e fughe.
Immaginate di essere a prua sulla barca, avete la canna pronta e il vostro minnow affondante che aspetta solo di fare un tuffo in acqua. E’ sera e le luci del porto illuminano i pontili creando zone d’ombra dove sapete esserci la vostra preda (o per lo meno lo sperate!). La barca si mette con la prua proprio a ridosso di un grosso mercantile ormeggiato. Avete di fronte a voi un lungo corridoio di meno di 1 metro di larghezza tra il mercantile e il molo e dovete centrarlo. Facile direte voi. Peccato che una corda da ormeggio grossa come il tubo della caldaia di casa vostra passi giusto di fronte a voi in obliquo costringendovi a fare contorsioni per il lancio che deve essere fatto dal basso. Bene, la canna da 5’ vi da’ una mano ma certo lanciare mentre la barca rolla, per quanto poco, non è facile.
Prendete la mira, lanciate, ma avete calibrato male il lancio e il vostro minnow preferito comprato per l’occasione decide che l’acqua è troppo fredda e si attacca con le ancorette alla corda. Qualche tentativo di sbloccarlo senza successo e non resta altro da fare che tagliare il mono, salutare il vostro ex e passare al prossimo. Altro tentativo e, per non centrare nuovamente l’odiata corda, questa volta centrate la paratia della nave, un "bang" vi blocca il cuore per un secondo mentre i vostri occhi seguono il minnow che cade in acqua seguito a poca distanza dalla paletta, e due.
Non vi scoraggiate, la Suzuki è li e voi la volete. Montate il terzo pesciolino, fate gli scongiuri e lanciate di nuovo. Questa volta, finalmente, l’artificiale vola dritto nel bersaglio. Soddisfatti lo lasciate libero di scendere per qualche secondo e poi cominciate un lento recupero. Vi rendete conto che il minnow è ormai nella zona tra il buio e la luce. Trattenete il fiato mentre il brontolio del motore della barca vi fa capire che la vostra guida sta manovrando per tenere la posizione. Pochi giri di manovella e strike! Una ferrata secca e la Suzuki comincia a puntare verso il fondo con foga per portarsi al riparo sotto la nave. Vi giocate bene la lotta e cominciate a tirarla in superficie. E qui comincia il bello. Una volta alla portata dei vostri occhi la signora decide che é l’ora dello show e si esibisce in qualche contorsione, un salto carpiato e poi il tocco finale. Con un doppio avvitamento vi sputa indietro il vostro giocattolino e con una scodata se ne ritorna al riparo sotto la grossa nave di fronte a voi lasciandovi impalati come un carciofo.
Beh, forse questa é una situazione davvero "fantozziana" ma non certo così rara. Ogni uscita costa inevitabilmente qualche artificiale, un pegno al porto che ospita le Suzuki, ma il gioco vale la candela.
Sicuramente la cattura bisogna guadagnarsela, le Suzuki non sono li ad aspettare che qualcuno le infilzi con le ancorette degli artificiali, ma per lo meno visto l’ambiente adatto ad ospitarle in numero elevato il cappotto non e’ poi così frequente. Nella mia esperienza l’uscita peggiore si è conclusa con una slamata (sarebbe meglio dire che, come nel racconto, il pesce mi ha letteralmente sputato lo spin bait in faccia!) e ciò vuol dire che almeno i miei 5 secondi di combattimento me li sono fatti.
Potrei ancora soffermarmi sugli aspetti tecnici delle attrezzature ma lo spinning non è solo questo. Le emozioni della pesca vanno secondo me ricercate in tutto ciò che ci circonda quando siamo li a cercare la nostra preda. Sentirsi bene rilassati e allo stesso tempo carichi per l’avventura al punto di trovare suggestivo un porto commerciale come quello di Tokyo o Yokohama è un’emozione che solo la Suzuki ti può dare.
Questo pesce ha la capacità di essere moderno, nel senso che il contesto dove lo si trova è tutto tecnologico. Eppure lei, la Suzuki ci sta davvero bene, é la regina incontrastata dei porti, bella, furba e combattiva in grado di regalare emozioni di pesca che altrimenti bisognerebbe ricercare un pò più al largo. Ambro Si ringrazia www.fishbase.org e i singoli autori che hanno gentilmente dato la loro autorizzazione per l’utilizzo di: foto 1, 3 e 4 (Lenda Kelley, IGFA), foto 2 (Kim, Ik-Soo)
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