tutto per lo spinning in mare Seaspin forum
 
 
:: Prede ::  
 

 

 

 

 


Il Great Barracuda
di Alessandro Massari

Col sole alle spalle, pertica alla mano, la guida spinge lo skiff in un bassofondo del Caribe; il mio compagno di barca è a prua, con la fly rod pronta, la coda srotolata ai suoi piedi, in attesa del segnale che puntualmente arriva: "bonefish, ore undici". Il lancio è perfetto e il fantasmino grigio afferra la mosca e si lancia in una bella fuga, si gira e riparte; poi, tutto di colpo non tira più! L’amico recupera la testa sanguinante di quella che avrebbe dovuto essere la sua preda, combattuto tra rabbia e disillusione; tiro fuori la mia fida canna da spinning armata di un piccolo popper, lungo lancio verso quella macchia chiara, un recupero allegretto, ed ecco che un missile argentato polverizza il disturbatore e rapidamente sbobina una cinquantina di metri di filo.

Dopo un combattimento breve ma intenso, arricchito da alcuni bei salti il barracuda è sottobarca, da predatore a preda in pochi attimi, pronto comunque a tornare libero alle sue acque per continuare l’eterno gioco della vita e della morte che qui, in un palmo d’acqua calda e cristallina, sembra svolgersi a momenti con un ritmo accelerato.

Il comportamento

Quella appena descritta è una situazione familiare al pescatore che affronta un viaggio al tropico alla ricerca di pesci blasonati e non sempre è la benvenuta; il barracuda è spesso bistrattato e disprezzato da chi ha in mente tarpon e bonefish, troppo spesso viene guardato con odio dalle guide ed inutilmente ucciso nel corso della ricerca di prede dai nomi più altisonanti.

Si tratta invece di un valido avversario, capace di fughe e acrobazie emozionanti e che raggiunge normalmente taglie più che interessanti; pesci da otto, dieci chilogrammi sono relativamente comuni in acque basse, mentre esemplari ben maggiori popolano reef, pass e secche esterne.

Purtroppo manifesta spesso un comportamento incostante, talvolta di difficile interpretazione, tanto nell’attacco che nel combattimento; la sua vista acutissima lo porta sovente a riconoscere i difetti dell’insidia, ad individuare il pescatore e quindi a pedinare svogliato, ma altrettante volte si esprime in comportamenti che potrebbero tranquillamente essere definiti suicidi.

Nella lotta troveremo esemplari prodighi di energia, velocissimi nella fuga ed esemplari che sembra non sappiano dove dirigersi e si limitano a dare capocciate o a muoversi di pochi metri attorno a noi.

Nella mia esperienza mi sembra di aver individuato due "tipi" comportamentali differenti in questa specie onnipresente: un tipo che definirei vagante, generalmente di taglia medio-piccola in relazione all’ambiente, che sembra non avere un territorio stabilito, si muove costantemente o si ferma in appostamenti temporanei, destinati a cambiare col fluire della marea; ed un tipo stanziale, con un territorio ben definito, spesso di colore più scuro, di taglia più grande e generalmente solitario.

I primi sono onnipresenti, sono quelli che normalmente vanno e vengono sulle flats, lungo le spiagge o nei canali; li troviamo tanto vicino a reef e scogliere che nelle lagune e, più raramente, persino nel tratto finale degli estuari. Sono generalmente degli opportunisti e facili quindi da insidiare; se li individueremo in acqua bassa o in movimento, un lancio molto avanti, almeno quattro metri di fronte al pesce ed un recupero rapido con un’esca filante produrranno molto probabilmente un fulmineo attacco; rallentare l’esca gran parte delle volte ci farà ottenere un rifiuto, sembra che questi pesci si disinteressino di tutto ciò che va troppo lento, quasi non si sentissero stimolati alla tenzone. La regola della velocità vale comunque anche in acque profonde, salvo il fatto che in questi casi potremo anche trovarli in piccoli gruppi e quindi contare sull’istinto di competizione tra i diversi esemplari.

Altro discorso vale per gli individui stanziali, quelli che anno dopo anno ritroviamo negli stessi identici punti strategici: una grossa buca al margine di una flat, una formazione rocciosa che interrompe un lungo tratto di sabbia, un imbuto dove accelerano le acque del flusso di marea, etc.

Questi pesci sembrano davvero un’altra specie, sono più grandi e più scaltri, sono una sfida estremamente difficile. Ricordo un esemplare intorno ai venti chilogrammi che abitava un gomito di un canale di marea profondo circa tre metri che divideva un’acqua bassa cinquanta centimetri da una sponda a mangrovie; anno dopo anno lo ritrovavo nello stesso punto, mi avvicinavo di soppiatto, lanciavo da lontano ogni sorta di esche curando al massimo la presentazione ed ottenevo solo inseguimenti svogliati; se acceleravo non mostrava il minimo scatto ma lasciava correre, se fermavo l’esca si girava e se ne andava; ma bastava agganciare per errore un jack o uno snapper anche di uno o due chili che il suo istinto si risvegliava e con un rapidissimo colpo di coda il poveraccio di turno veniva ingoiato intero o tranciato a metà. Alla fine Gertrude, tanto la conoscevo che le avevo dato un nome, capitolò per uno slug-go da nove pollici spiombato, forse grazie più ai movimenti imprevedibili di tale esca che alla mia tecnica di recupero. La difesa non fu entusiasmante, sfruttando più la potenza data dal peso che la velocità e mostrando una ostinata ritrosia ad abbandonare la sicurezza della sua buca. La liberai ma non la rividi più, forse non si sentiva più al sicuro dopo che era stata strappata al suo spazio..

Attrezzature ed esche

Il barracuda è preda frequente un po’ con tutte le tecniche, complice anche la sua grande abbondanza; ciò non toglie che, se vogliamo affrontarlo specificamente, dobbiamo fare una selezione di esche ed attrezzi più adatti alla sua indole e alle sue abitudini predatorie.

Canna e mulinello nell’ordine delle 20 libbre di line weight sono più che sufficienti anche coi grossi esemplari, dato che la difesa è sempre pulita, senza la ricerca di tane o anfratti; mi sento di suggerire di scendere ulteriormente di potenza in tutte quelle situazioni di acque basse ove si pescherà a vista e dove le prede occasionali non possano riservarci sgradite sorprese; quindi su flats e spiagge una canna da 6’6" ed un mulinello imbobinato con trecciato da 20 libbre o nylon da 12 sono il giusto compromesso tra sicurezza e piacevolezza del combattimento.

Quale che sia la nostra scelta per la realizzazione del terminale, l’ultimo pezzo deve tassativamente essere in acciaio, dato che i denti del nostro amico non perdonano alcun altro materiale; personalmente adopero il monocavo tipo piano wire di libbraggio modesto e proporzionato alla potenza complessiva dell’attrezzatura, badando di cambiarlo spesso ogniqualvolta presenti incisioni o brusche piegature che ne compromettono la tenuta; un altro consiglio è quello di tenere il bite tippet il più corto possibile, dato che è spesso causa di numerosi rifiuti.

Come esche, le più emozionanti sono sicuramente i topwater; in particolar modo risultano efficacissimi i needlefish, i pencil poppers e i popper tradizionali non troppo grandi; anche minnows, ondulanti e jigs mietono le loro catture, pur perdendo in spettacolarità l’azione di pesca.

La mia scelta si orienta quasi sempre su artificiali dalla forma slanciata e filante che possano essere manovrati rapidamente e bruscamente accelerati al limite delle possibilità del mulinello senza offrire eccessiva resistenza; la forma allungata è altresì ottimamente imitativa di aguglie, ballyhoo ed altri pesci foraggio, ivi compresi gli esemplari più piccoli di barracuda, che costituiscono alimento abituale del nostro pesce.

Finisco questo scritto con l’invito a rispettare maggiormente questo pesce, anche se talvolta la sua apparizione può essere inopportuna o disturbatrice; egli svolge il ruolo di predatore opportunista che Madre Natura gli ha cucito addosso e va salvaguardato alla stregua di qualunque altra specie.

Può talvolta rivelarsi un avversario fin troppo facile, ma è solo fino a ché non lo insidiamo di proposito e non ricerchiamo in maniera mirata gli esemplari maggiori.

Alefish

Si ringrazia Wikipedia (http://en.wikipedia.org) per l’utilizzo di fig di sommario (Florida Keys National Marine Sanctuary Staff), per fig. 2 Blue Venture (http://www.blueventures.org), per fig.3 (www.aboututila.com), per fig.4 John Easley (http://www.johneasley.com)