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News & Infos dal mondo della pesca sportiva in mare - a cura della redazione di Seaspin


 

AMP, Laghi, F.I.P.S.A.S. & DINTORNI

La legge per la difesa del mare e la legge quadro sui parchi, con le successive modifiche ed integrazioni, hanno individuato sul territorio italiano complessivamente 52 aree marine, dove sussistono i requisiti per l’istituzione di Aree Marine Protette (AMP) e parchi sommersi.
Fino ad oggi sono state istituite solo 23 AMP che tutelano le acque marine e l’estensione complessiva dei fondali e delle acque tutelati è di quasi 3.000.000 di ettari, mentre le aree marine protette (compresi i due parchi sommersi) tutelano 598,7 chilometri di costa che, rapportati ai circa 8.400 km di sviluppo costiero italiano, rappresentano circa il 7% delle coste in Italia (senza considerare i parchi nazionali e il Santuario dei cetacei).

Intorno a questo misero 7% si incentrano le battaglie di un fronte della pesca sportiva, la pesca in apnea, che si vede tradita e vilipesa da una normativa restrittiva proprio nei confronti di una tecnica che, secondo molti pescatori in apnea, altro non è che la tecnica di pesca “selettiva” per eccellenza.
Le Aree Marine Protette, infatti, mentre prevedono l’individuazione di zone di primaria importanza ai fini riproduttivi delle specie (Zone A interdette alla navigazione, alla pesca, alle immersioni, etc., etc.) solitamente individuano altre due zone, quelle denominate B e C in cui, a vari gradi e vari livelli, viene concessa la pesca professionale minore (quella con imbarcazioni inferiori alle 10 tn.) e la pesca sportiva con precise limitazioni in termini di tecniche, numero di canne a mare ed armature di ami, che variano a seconda della zona. La pesca in apnea risulta essere vietata in entrambe le zone ed in tutte le aree protette.

Il grido allo scandalo vede coinvolte entrambe le voci di pesca, cioè quella professionale (sulla quale ci troviamo perfettamente d'accordo) e quella delle altre tecniche di pesca sportiva, solitamente definite dai pescatori in apnea con un generico quanto superficiale “cannisti”. Le discussioni in merito a questo argomento sono quasi sempre limitate ai siti web specifici della tecnica, ma di recente hanno visto il loro affacciarsi sul fronte del Forum della Fipsas, cioè la Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee che, per quanto snobbata dalle tecniche di pesca con gli artificiali, rappresenta o avrebbe la pretesa di rappresentare ufficialmente tutte le categorie dei pescatori sportivi.
Il merito delle discussioni, spaziando dalle AMP alle acque interne dei laghi, è arrivato a coinvolgere anche l’agonismo delle gare di pesca in apnea nelle acque interne. Per chi vuole avere un’idea della "qualità" dialettica degli interventi l’indirizzo web è: http://www.fipsas.it/forum/default2.asp , sebbene le posizioni dei pescatori in apnea possano sintetizzarsi in queste modo:

a) Da un lato esiste la pesca in apnea dall’altro esistono “i cannisti”. Il termine è ovviamente inteso in senso dispregiativo e, in un italico minestrone d’ignoranza, riesce ad accomunare tecniche agli antipodi (uso di esca naturale ed uso di esca artificiale) per concezione, pratica e livello di compatibilità ambientale.
Pensare che questo livello di ignoranza appartenga solo alla plebe informatica che serpeggia sui discussion board della rete sarebbe un grave errore; il vice Presidente di una sezione regionale Fipsas, pescatore in apnea, in merito ad una polemica sulle acque interne, pubblica di recente: ....... Naturalmente questo grido di dolore è stato raccolto a destra e a manca da associazioni di pescatori “no kill” e simili (ma come mai in questi decenni non hanno attaccato le stragi di persichetti, stentatamente a misura, effettuate dai loro colleghi pescatori con la canna ? Mah ) ..., confondendo flyfishing con camolera, bassfishing con bigattinari, accomunando tutti come “pescatori con la canna” (quantomeno non ha usato il sinonimo dispregiativo) e dimenticandosi o, peggio ancora, misconoscendo tutte le battaglie e le denuncie che in questi ultimi anni abbiamo condotto contro pescatori “con la canna” che continuano a vedere le acque, sia interne che salate, solo come fonte di predazione alimentare e non come patrimonio da proteggere.

b) Angler che applicano un ragionato Catch & Release o un No Kill vengono definiti devoti al C&R, ossia alle sevizie gratuite procurate ai pesci per appagare il proprio ego, gente che  si diverte a torturare pesci per diletto, visto che non li mangia e un mucchio di altri luoghi comuni tipici delle associazioni animaliste-vegetariane che combattono contro qualsiasi forma di pesca sportiva. Anche in questo caso pensare che tali affermazioni provengano dal sottoproletariato culturale della pesca in apnea sarebbe un gigantesco errore: provengono, invece, da fonti "autorevoli e rappresentative” della pesca subacquea del web.
Che poi esistano oltre 20 anni di documenti, studi ed osservazioni da parte di ricercatori universitari in USA, Australia, Nuova Zelanda, Messico, Bahamas, Francia e Inghilterra che hanno dimostrato come il C&R con esche artificiali, se applicato correttamente, porti ad un rischio mortalità nell’ordine del 2 o 3 per cento ha poca importanza. Che la pesca con artificiali barbless single hook (amo singolo senza ardiglione) sia concessa all’interno di Parchi Naturali come Yellowstone o in Biosfere come la riserva di Sian Ka'an in Messico (giusto per citare un paio di esempi tra AI e SW) in quanto compatibili con il protezionismo ambientale non ha alcuna rilevanza.

c)  La pesca in apnea è una “pesca selettiva” perchè è …… la più eticamente concepibile forma di prelievo in quanto oltre alla performance vi è la possibilità di vedere la potenziale preda e quindi di decidere….. ed è ….. dimostrato (?) che i pescatori in apnea sono  ….. la categoria che fa meno danni.
Il supporto scientifico a queste affermazioni perentorie, ovviamente, non esiste.
L’ignoranza, purtroppo, esiste eccome!
Alla maggior parte dei pescatori sportivi di questa categoria (per fortuna le eccezioni esistono anche tra i pescatori in apnea) sfugge totalmente la capacità di poter concepire l’esistenza di tecniche di pesca (spinning e flyfishing) che:
-  non hanno l’obbligo della predazione per poter essere considerate tali,

-
vedono nel rapporto con la natura, con l’acqua e con i suoi abitanti (i pesci) un equilibrio compatibile con il protezionismo ambientale ed una forma di collaborazione con la ricerca biologica,
- esistono altre tecniche di pesca che possono, a buon titolo, definirsi realmente selettive perché supportate dai risultati concreti e dalla ricerca scientifica.

Ora, sebbene sull'operato e sulla rappresentatività della FIPSAS in merito alla pesca con gli artificiali ci sarebbe molto da discutere, rimane il fatto che tale associazione è l'unica accreditata a livello nazionale, è l'unica, assieme all'AGCI Pesca, coinvolta nel censimento della pesca sportiva promosso dal WWF  ed è tra le poche associazioni che parteciperanno all'imminente aggiornamento della normativa sulla pesca sportiva.

Poichè in Italia non abbiamo la speranza che chi detiene posizioni di potere sia anche un profondo conoscitore dell'intero settore che rappresenta, il non far sentire la nostra voce all'interno del forum della FIPSAS corrisponde a NON ESISTERE!

Pertanto, il nostro vuole essere un invito, rivolto a tutti i lure anglers di acque interne e di acque salate, ad intervenire sul forum della FIPSAS, facendo sentire la nostra voce in forma pacata e competente, opponendo la forza della ragione all'isterismo dell'ignoranza, contrapponendo la cognitio causa della ricerca scientifica ai luoghi comuni della mediocrità.

 

                                                                                             Seaspin Magazine Staff

 

 



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