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ALLARMI AMBIENTALI |
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Il fallimento del Summit sulla Terra. |
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Nel
lontano 1992, a Rio de Janeiro, si tenne il grande Summit sulla Terra,
ovvero il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile; dieci anni dopo, a
Johannesburg i maggiori capi di Stato e di Governo del pianeta hanno
rinnovato tale incontro, promosso dalle Nazioni Unite, per cercare di
applicare i programmi dell'Agenda 21, una sorta di road map sullo sviluppo
sostenibile precedentemente approvata nel primo vertice del 1992 e
riguardante quanto necessario fare per applicare concretamente la
sostenibilità alle politiche economiche, finanziarie e sociali. Nei dieci
anni intercorsi tra il primo ed il secondo Summit gli unici passi avanti
significativi sono stati fatti sul piano della ricerca: è migliorata la
capacità di conoscere e capire meglio i cambiamenti planetari in merito
all'evoluzione dei sistemi naturali e dell'influenza che l'uomo ha su di
essi, si è ampliata l'esplorazione della Terra tramite l'uso massiccio di
satelliti e, in generale, si è approfondito il concetto teorico di sviluppo
sostenibile. Purtroppo, come spesso accade anche per problemi minori, gli
sviluppi della ricerca teorico-scientifica e le applicazioni della pratica
politico-amministrativa non solo viaggiano a velocità diametralmente
opposte, ma possono considerarsi totalmente privi di effetti concreti sul
piano delle applicazioni e si limitano, come il vertice di Johannesburg ha
dimostrato, ad una semplice passerella di capi di Stato in cui le promesse
non sono altro che parole gettate al vento. Popolazione Autovetture Carta Clima Foreste Debito
dei paesi del terzo mondo Al
Vertice di Johannesburg l'amministrazione Bush ha obbligato i negoziatori
alla stipula di un piano di azione "debole", privo di scadenze e
con pochi obiettivi chiaramente delineati e sui quali, in seguito, sono
state poste persino riserve. L'Unione Europea, distintasi per la mancanza di
carattere, ha favorito il gioco statunitense in particolar modo sul tema
delle energie rinnovabili che, come ben sappiamo, sono tese a ridurre le
emissioni di anidride carbonica, in buona parte responsabili dei mutamenti
climatici del pianeta che, anche questa estate, hanno dimostrato la
veridicità degli studi effettuati a supporto degli Accordi di Kioto.
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