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Baja California, il paradiso accessibile.

di Nicola Zingarelli 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arrivai a Cabo San Lucas quasi per caso; la vera destinazione di pesca era Midway, però per una serie di circostanze mi ritrovai a Los Angeles 6 giorni prima di dover “migrare” alle Hawaii e mi arrangiai 5 giorni di pesca a Punta Colorada, in un piccolo e piacevole hotel dell’East Cape.
Nonostante avessi letto molto su Baja, credevo che fosse più che altro un montaggio delle agenzie americane; per un profano come me era difficile accettare l’idea che la relazione tra la pesca commerciale e sportiva fosse accettabile conoscendo la grande pressione che esercitano i palamiti, reti di circuizione e strascichi nel pacifico messicano e nel mare di Cortez però amici americani di cui mi fido mi avevano rassicurato dicendomi che la pesca era davvero buona.

La prima mattinata di pesca fece un pò vacillare la mia fede e soprattutto disperare “el señor” che pilotava la barca; l’amico sperava risolvere il suo lavoro attaccando una sardina viva all’amo e buonanotte ai suonatori o magari, se proprio vogliamo esagerare, trainando un pò, però per lui la cosa finiva lì. Invece io cercavo di spiegargli che avevo bisogno di una attenzione simile a quella che dedicava a qualsiasi pescatore di mosca e che era impossibile che i Tonni si avvicinassero alla barca spontaneamente o per illuminazione divina; la lotta era impari, il signore aveva in mano il timone e poca voglia di lavorare e la mia giornata si concluse con uno Skipjack suicida che effettivamente si era avvicinato alla barca per illuminazione divina e un Yellowfin di 5 kiletti che scambiò un Jig per un calamaretto.
Secondo giorno storia simile, mi cambiano di guida però il comportamento generale è lo stesso anche se in questo caso devo dire che ci fù un maggiore intendimento e al principio della mattinata riuscimmo a pescare qualche Jack Crevalle ed un paio di Roosterfish taglia mignon. Arrivati alle 12:00, sotto un sole feroce riprendiamo il nostro cammino verso il mare aperto e a parte un incontro con un grande “Bull”, un Dorado (Lampuga) maschio di una ventina di kili ovviamente non interessato a nessun artificiale di nessuna marca, non succede niente di spettacolare. Passiamo Cabo Pulmo in direzione sud e tra noi e la costa, a tre quarti di miglia di distanza, vedo una grande agitazione con pesci saltando e uccelli facendo picchiate e voli radenti; lo segnalo alla guida e mi dice che secondo lui sono delfini o “chuchos” (aquile di mare), insisto, vira, si avvicina, finalmente capisce di che si tratta e accelera. Aggrappato ai corrimano raggiungo la prua, canna pronta, minnow pronto, la commozione segue, siamo a 200 metri, vedo saltare un pesce, un altro, un terzo, non ci sono dubbi, sono degli Yellowfin da 30/40 kili che inseguono i ballyhoo, niente di straordinario potreste pensare se non che....non ci sono più di 8 metri di profondità e siamo a meno di 300 metri dalla spiaggia !!! Ho anche la possibilità di lanciargli l’artificiale e di farglielo cadere davanti, uno lo attacca però nella foga lo spinge con il muso invece di inghiottirlo (vedo tutta la scena perfettamente perché i tonni sono a meno di 15 metri dalla barca) e il branchetto passa sotto la chiglia e sparisce lasciandomi con un po’ di mal sapore in bocca, erano davvero grandi soprattutto se attaccati con una canna da spinning e filo da 12 libbre.....
Anche il secondo “patron” mi restituisce alla terraferma con un bell’anticipo rispetto alle ore pattuite sopratutto tenendo in conto che invece delle 7 avevamo salpato alle 9 per colpa di un temporale, pace, sembra che l’ora della siesta abbia un effetto soprannaturale su questi ragazzi. Il mio terzo giorno di pesca l’avevo programmato da terra e così fu, cannetta e artificiali, l’acqua seguiva torbida e solo riuscii a ingannare un piccolo Jack e a indurre all’attacco una cerniotta che nonostante avesse avuto a sua disposizione per lo meno 8 possibilità non incontrò mai l’acciaio e alla fine rimase al sicuro della sua tana.
La mattina successiva venne a prendermi una nuova guida, Jose. Era il più anziano dei tre captain che mi erano capitati  e non sembrava particolarmente brillante però avevo l’ impressione che gli divertisse l’idea di pescare con l’italiano mezzo matto che voleva solo utilizzare “las muestras”; arrivati a un drop-off fermò la barca, gli avevo detto che all’inizio della giornata mi avrebbe fatto piacere pescare un po’ con i Jig, volevo catturare un California Yellowtail, un carangide molto bello e potente, o qualche Pargo abbondante nella zona. Alla terza calata ebbi un attacco che sfortunatamente si slamò dopo poco, rimanemmo in zona e come spesso accade con questo tipo di pesca, all’attacco seguente quasi non feci in tempo a ferrare che già mi aveva sbobinato una trentina dimetri di filo e aveva rotto, probabilmente una Ricciola. Rapido cambio di zona rimanendo nelle vicinanze del Cabo Frailes e cominciamo a lanciare le sardine all’acqua: a parte qualche super aguglia non si vedeva un pesce mentre degli amici di Saltwater Sportsman che pescavano poco distante da noi stavano lottando con degli Yellowfin di buona taglia; decidemmo muoverci e ci eravamo allontanati solo di un centinaio di metri quando, dove prima stava la barca vedemmo Yellowfin e Skipjack saltando. Sorpresa! Le sardine che avevamo lanciato, si erano messe sotto la chiglia e fino a che l’imbarcazione non si era mossa i tonni non si erano avvicinati per attaccarle, una volta perso il suo nascondiglio non ebbero scampo e fortunatamente ci segnalarono la presenza dei predatori; marcia indietro e canna pronta, al primo lancio un Yellowfin di  5 kili mi impegnò un bel pò con una cannetta da Black Bass e un nylon da 8 libbre, in una oretta e mezzo prendemmo una mezza dozzina tra Tonnetti e Skipjack, poi si alzò il vento e si dispersero. L’ultimo giorno comprai il triplo di sardine vive e tornammo verso Cabo Frailes cercando i nostri simpatici tonnetti; la giornata era stupenda, mare come uno specchio e pesci in abbondanza, questa volta non comparvero i piccoli Yellowfin però abbondarono gli Skipjack (credo che ne attaccai una ventina...) e finalmente apparvero anche le Lampughe, tre delle quali, non enormi, furono salpate e rilasciate.
Verso le 12:00 rimanemmo senza sardine però, all’improvviso avvistammo dei bellisimi Yellowfin che inseguivano i pesci volanti e a tutta manetta li avvicinammo, Jose puntò un branco di una decina di esemplari sui 20/30 kili che saltavano senza tregua e quando arrivò a una cinquantina di metri fermò la barca; avevo una sola possibilità di eseguire un lancio prima che si inabissassero e fortunatamente ne approfittai al massimo, il piccolo Spit’n Image della Excalibur (un walkin’ the dog di soli 7 cm) atterrò davanti al muso di un bruto che se lo inghiottì all’istante, in meno di 1 minuto da quando li avevamo avvistati stavo lottando con una trentina di kili di muscoli e un nylon da 12 libbre, ero nei guai. Tra le cose in mio favore avevo il fondale relativamente basso, circa 100 metri, che impediva al tonno di inabissarsi e portarmi via i 250 metri di filo che avevo in bobina, a mio totale sfavore degli ami molto piccoli non pensati per resistere a determinate trazioni e che mai si sarebbero immaginati (purtroppo stavo utilizzando questo artificiale per le lampughe e non avevo il tempo materiale di cambiarlo) di dover passare tanto tempo in una bocca tanto grande. Dopo circa 75 minuti di lento e paziente combattimento il tonno venne a galla, si fece vedere per bene a una decina di metri dalla barca e tornò ad affondare rubandomi un’altra volta preziosi metri di filo; me lo ritrovai nella verticale però oramai le mie speranze erano ridotte al lumicino, avevo visto che l’artificiale non era stato inghiottito e che il pesce era attaccato a uno solo dei doppi ami, per quanto applicassi la minima pressione possibile potevo immaginare la curva del gancio aprirsi secondo dopo secondo e la mia foto con il Yellowfin sbiadire sempre più. L’afflosciarsi del filo venne accolto con una serie di improperi e certa rassegnazione, il tonno se n’era andato, non avevo nessuna cattura  incredibile da raccontare per la cena e solo mi rimaneva la certezza che con un amo più forte il pesce sarebbe stato salpato senza molti problemi; lanciai dopo poco su un altro branco però il destino voleva che me ne andassi da Punta Colorada senza un Tonno decente e così fu. Tornerei a pescare a Baja? Credo proprio di si, è una bellissima penisola con un mare veramente fertile e pescoso, hotels e barche non sono assolutamente cari e l’unico inconveniente è un po’ la pigrizia delle guide,  però suppongo che questo faccia parte del folklore locale e che con un po’ di pazienza si possa sopportare. 

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