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Arrivai
a Cabo San Lucas quasi per caso; la vera destinazione di pesca era Midway,
però per una serie di circostanze mi ritrovai a Los Angeles 6 giorni prima
di dover “migrare” alle Hawaii e mi arrangiai 5 giorni di pesca a Punta
Colorada, in un piccolo e piacevole hotel dell’East Cape.
Nonostante avessi letto molto su Baja, credevo che fosse più che altro un
montaggio delle agenzie americane; per un profano come me era difficile
accettare l’idea che la relazione tra la pesca commerciale e sportiva fosse
accettabile conoscendo la grande pressione che esercitano i palamiti, reti di
circuizione e strascichi nel pacifico messicano e nel mare di Cortez però
amici americani di cui mi fido mi avevano rassicurato dicendomi che la pesca
era davvero buona.
La
prima mattinata di pesca fece un pò vacillare la mia fede e soprattutto
disperare “el señor” che pilotava la barca; l’amico sperava risolvere
il suo lavoro attaccando una sardina viva all’amo e buonanotte ai suonatori
o magari, se proprio vogliamo esagerare, trainando un pò, però per lui la
cosa finiva lì. Invece io cercavo di spiegargli che avevo bisogno di una
attenzione simile a quella che dedicava a qualsiasi pescatore di mosca e che
era impossibile che i Tonni si avvicinassero alla barca spontaneamente o per
illuminazione divina; la lotta era impari, il signore aveva in mano il timone
e poca voglia di lavorare e la mia giornata si concluse con uno Skipjack
suicida che effettivamente si era avvicinato alla barca per illuminazione
divina e un Yellowfin di 5 kiletti che scambiò un Jig per un calamaretto.
Secondo giorno storia simile, mi cambiano di guida però il comportamento
generale è lo stesso anche se in questo caso devo dire che ci fù un
maggiore intendimento e al principio della mattinata riuscimmo a pescare
qualche Jack Crevalle ed un paio di Roosterfish taglia mignon. Arrivati alle
12:00, sotto un sole feroce riprendiamo
il nostro cammino verso il mare aperto e a parte un incontro con un grande
“Bull”, un Dorado (Lampuga) maschio di una ventina di kili ovviamente non
interessato a nessun artificiale di nessuna marca, non succede niente di
spettacolare. Passiamo Cabo Pulmo in direzione sud e tra noi e la costa, a
tre quarti di miglia di distanza, vedo una grande agitazione con pesci
saltando e uccelli facendo picchiate e voli radenti; lo segnalo alla guida e
mi dice che secondo lui sono delfini o “chuchos” (aquile di mare),
insisto, vira, si avvicina, finalmente capisce di che si tratta e accelera.
Aggrappato ai corrimano raggiungo la prua, canna pronta, minnow pronto, la
commozione segue, siamo a 200 metri, vedo saltare un pesce, un altro, un
terzo, non ci sono dubbi, sono degli Yellowfin da 30/40 kili che inseguono i
ballyhoo, niente di straordinario potreste pensare se non che....non ci sono
più di 8 metri di profondità e siamo a meno di 300 metri dalla spiaggia !!!
Ho anche la possibilità di lanciargli l’artificiale e di farglielo cadere
davanti, uno lo attacca però nella foga lo spinge con il muso invece di
inghiottirlo (vedo tutta la scena perfettamente perché i tonni sono a meno
di 15 metri dalla barca) e il branchetto passa sotto la chiglia
e sparisce lasciandomi con un po’ di mal sapore in bocca, erano davvero
grandi soprattutto se attaccati con una canna da spinning e filo da 12
libbre.....
Anche il secondo “patron” mi restituisce alla terraferma con un bell’anticipo
rispetto alle ore pattuite sopratutto tenendo in conto che invece delle 7
avevamo salpato alle 9 per colpa di un temporale, pace, sembra che l’ora
della siesta abbia un effetto soprannaturale su questi ragazzi. Il mio terzo
giorno di pesca l’avevo programmato da terra e così fu, cannetta e
artificiali, l’acqua seguiva torbida e solo riuscii a ingannare un piccolo
Jack e a indurre all’attacco una cerniotta che nonostante avesse avuto a
sua disposizione per lo meno 8 possibilità non incontrò mai l’acciaio e
alla fine rimase al sicuro della sua tana.
La mattina successiva venne a prendermi una nuova guida, Jose. Era il più
anziano dei tre captain che mi erano capitati
e non sembrava particolarmente brillante però avevo l’ impressione
che gli divertisse l’idea di pescare con l’italiano mezzo matto che
voleva solo utilizzare “las muestras”; arrivati a un drop-off fermò la
barca, gli avevo detto che all’inizio della giornata mi avrebbe fatto
piacere pescare un po’ con i Jig, volevo catturare un California Yellowtail,
un carangide molto bello e potente, o qualche Pargo abbondante nella zona.
Alla terza calata ebbi un attacco che sfortunatamente si slamò dopo poco,
rimanemmo in zona e come spesso accade con questo tipo di pesca, all’attacco
seguente quasi non feci in tempo a ferrare che già mi aveva sbobinato una
trentina dimetri di filo e aveva rotto, probabilmente una Ricciola. Rapido
cambio di zona
rimanendo nelle vicinanze del Cabo Frailes e cominciamo a lanciare le sardine
all’acqua: a parte qualche super aguglia non si vedeva un pesce mentre
degli amici di Saltwater Sportsman che pescavano poco distante da noi stavano
lottando con degli Yellowfin di buona taglia; decidemmo muoverci e ci eravamo
allontanati solo di un centinaio di metri quando, dove prima stava la barca
vedemmo Yellowfin e Skipjack saltando. Sorpresa! Le sardine che avevamo
lanciato, si erano messe sotto la chiglia e fino a che l’imbarcazione non
si era mossa i tonni non si erano avvicinati per attaccarle, una volta perso
il suo nascondiglio non ebbero scampo e fortunatamente ci segnalarono la
presenza dei predatori; marcia indietro e canna pronta, al primo lancio un
Yellowfin di 5 kili mi impegnò
un bel pò con una cannetta da Black Bass e un nylon da 8 libbre, in una
oretta e mezzo prendemmo una mezza dozzina tra Tonnetti e Skipjack, poi si
alzò il vento e si dispersero. L’ultimo giorno comprai il triplo di
sardine vive e tornammo verso Cabo Frailes cercando i nostri simpatici
tonnetti; la giornata era stupenda, mare come uno specchio e pesci in
abbondanza, questa volta non comparvero i piccoli Yellowfin però abbondarono
gli Skipjack (credo che ne attaccai una ventina...) e finalmente apparvero
anche le Lampughe, tre delle quali, non enormi, furono salpate e rilasciate.
Verso le 12:00 rimanemmo senza sardine però, all’improvviso avvistammo dei
bellisimi Yellowfin che inseguivano i pesci volanti e a tutta manetta li
avvicinammo, Jose puntò un branco di una decina di esemplari sui 20/30 kili
che saltavano senza
tregua e quando arrivò a una cinquantina di metri fermò la barca; avevo una
sola possibilità di eseguire un lancio prima che si inabissassero e
fortunatamente ne approfittai al massimo, il piccolo Spit’n Image della
Excalibur (un walkin’ the dog di soli 7 cm) atterrò davanti al muso di un
bruto che se lo inghiottì all’istante, in meno di 1 minuto da quando li
avevamo avvistati stavo lottando con una trentina di kili di muscoli e un
nylon da 12 libbre, ero nei guai. Tra le cose in mio favore avevo il fondale
relativamente basso, circa 100 metri, che impediva al tonno di inabissarsi e
portarmi via i 250 metri di filo che avevo in bobina, a mio totale sfavore
degli ami molto piccoli non pensati per resistere a determinate trazioni e
che mai si sarebbero immaginati (purtroppo stavo utilizzando questo
artificiale per le lampughe e non avevo il tempo materiale di cambiarlo) di
dover passare tanto tempo in una bocca tanto grande. Dopo circa 75 minuti di
lento e paziente combattimento il tonno venne a galla, si fece vedere per
bene a una decina di metri dalla barca e tornò ad affondare rubandomi un’altra
volta preziosi metri di filo; me lo ritrovai nella verticale però oramai le
mie speranze erano ridotte al lumicino, avevo visto che l’artificiale non
era stato inghiottito e che il pesce era attaccato a uno solo dei doppi ami,
per quanto applicassi la minima pressione possibile potevo immaginare la
curva del gancio aprirsi secondo dopo secondo e la mia foto con il Yellowfin
sbiadire sempre più. L’afflosciarsi del filo venne accolto con
una serie di improperi e certa rassegnazione, il tonno se n’era andato, non
avevo nessuna cattura incredibile
da raccontare per la cena e solo mi rimaneva la certezza che con un amo più
forte il pesce sarebbe stato salpato senza molti problemi; lanciai dopo poco
su un altro branco però il destino voleva che me ne andassi da Punta
Colorada senza un Tonno decente e così fu. Tornerei a pescare a Baja? Credo
proprio di si, è una bellissima penisola con un mare veramente fertile e
pescoso, hotels e barche non sono assolutamente cari e l’unico
inconveniente è un po’ la pigrizia delle guide, però suppongo che
questo faccia parte del folklore locale e che con un po’ di pazienza si
possa sopportare.
Se
avete voglia di avventurarvi potete contattare una agenzia spagnola che si
chiama Navarsol e che ha in catalogo i migliori lodge della penisola:
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