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Introduzione allo spinning da costa rocciosa
di Alessandro Idini

Nello spinning mediterraneo questa è la situazione di pesca che esprime il meglio di sé, in quanto oltre alle classiche prede della pesca da terra possiamo insidiare i grossi pelagici che si avvicinano al sottocosta; anche in questo caso abbiamo diverse morfologie della costa, ma sostanzialmente possiamo ridurre il tutto ad uno sviluppo della stessa: in effetti quando il profilo di una costa rocciosa arriva ad ergersi in maniera troppo alta e netta, quasi impedendone l’accesso al mare, abbiamo una scogliera. In quest’ultimo caso, quando siamo obbligati a pescare da posizioni troppo alte che arrivano ad impedirci l’accesso al mare per il recupero della preda, siamo in una condizione insicura e poco favorevole; viceversa dove malgrado l’altezza generale del tratto di costa abbiamo libero accesso verso il mare varranno tutte le considerazioni relative alla costa rocciosa. La costa rocciosa è sostanzialmente una scogliera bassa, con una presenza alternata di scogli, calette, piccole spiagge di sabbia o ciottolato e punte che si allungano verso il mare e che in alcuni casi vanno a formare dei piccoli promontori. Spesso nascono proprio da una spiaggia e se abbiamo la fortuna di poter pescare in un luogo caratterizzato dalla presenza di una spiaggia che si trasforma in costa rocciosa in cui a sua volta vi è la presenza di  un promontorio roccioso, abbiamo una zona di pesca che sarà sicuramente produttiva lungo tutto il corso dell’anno. Quanto già detto riguardo la pesca dalla spiaggia vale per la costa rocciosa: cerchiamo sempre le variazioni morfologiche ed i flussi di corrente. Le variazioni morfologiche sono qualsiasi modifica improvvisa e netta del fondale: tratto di costa interrotta da rocce affioranti o semisommerse, gradini longitudinali, buche o canaloni, passaggio da  sabbia a posidonie, etc. In altre parole dovremo cercare qualsiasi variazione che interrompe in maniera decisa la qualità e le profondità di un’area di fondale.   I flussi di corrente sono tutti quei movimenti di acqua (mareggiate, movimenti di marea, correnti marine, etc.) che attraversando una variazione morfologica creano nelle loro vicinanze un accumulo di risorse organiche e permettono di innestare una catena alimentare.
Se iniziamo a pescare dalla parte di costa rocciosa che confina con la spiaggia iniziamo i lanci direttamente dalla battigia; successivamente, mentre affrontiamo l’ingresso in acqua, dedichiamo le nostre attenzioni verso i bordi sia dalla parte della spiaggia, che verso l’inizio della costa rocciosa. In quest’ultimo caso facciamo molta attenzione ai canali di sabbia compresi tra costa e le macchie di posidonie: in queste occasioni il jig diventa indispensabile e valgono tutte le tecniche di recupero già viste nello spinning da spiaggia.. Se invece il fondale non presenta tratti di sabbia, ma è caratterizzato dalla sola roccia ci possono essere di aiuto tutti quei minnow ad affondamento neutro (Rapala, Owner, Maria) che in mare diventano una sorta di "galleggianti ritardati". Nel recupero questi minnow affondano per non più di un metro e mezzo, ci consentono di effettuare un recupero alternato a brevi pause, senza necessariamente affondare o risalire a galla velocemente e, nel caso in cui vadano ad incagliarsi contro un gradino di roccia od uno scoglio, sarà sufficiente lasciarli in bando di corrente un poco per vederli poi sbucare sulla superficie del mare.
Normalmente la costa rocciosa è caratterizzata da una discreta percorribilità e cercheremo di camminare a piedi sulla parte asciutta finché non noteremo situazioni morfologiche di nostro interesse; solitamente queste possono essere rappresentate da scogli affioranti o semisommersi, gradini di roccia più o meno paralleli alla costa, grosse pozze con fondale di sabbia; nei primi due casi, in alternativa al minnow tipo suspender, può rivelarsi utilissimo l’uso del popper, in modo particolare se il fondale non è molto accentuato; nel caso delle pozze di sabbia, invece, se non si trovano a distanze di lancio proibitive, provate l’uso dei jig  fatti lavorare in “punta di cimino” e direttamente sul fondo sabbioso della pozza. Man mano che ci inoltriamo nella costa rocciosa scopriremo situazioni apparentemente banali, ma che rappresentano specificità importantissime a seconda delle condizioni meteomarine. Un esempio tipico è rappresentato dalle calette, cioè piccole insenature rocciose caratterizzate da una rientranza della costa e da due punte laterali; se il tratto di costa rocciosa che stiamo percorrendo fa parte di un grosso promontorio che si allunga verso il mare è probabile che queste calette risultino più o meno parallele al senso di corrente delle scadute. Proprio durante queste ultime, quando il moto del mare si sta attenuando possiamo notare che l’interno delle calette è caratterizzato da un mare praticamente calmo, mentre l’estremità dell’insenatura esposta verso il senso di arrivo della corrente crea deivistosi vortici d’acqua: spesso questo è il terreno di caccia più tipico dei predatori che attendono di poter trovare piccoli pesci messi in difficoltà dalla corrente e dai vortici creati intorno alle punte. Anche in questo caso, fondale permettendo, raggiungiamo postazioni da cui possiamo tentare l’uso di piccoli jig lasciati muovere in bando di corrente. Un altro esempio è costituito dai canali d’acqua, cioè quei tratti di costa che hanno a qualche decina di metri di distanza uno scoglio di grandi dimensioni e tra le due sponde si viene a creare un vero e proprio canale che può essere lungo diverse decine di metri.  Anche in questo caso diventa importante la presenza più o meno sostenuta di flussi di corrente, ma in questa occasione sarà più produttiva la parte terminale del canale rispetto al senso della corrente. Se il tratto di costa rocciosa presenta un promontorio che si allunga sul mare, oppure è esso stesso una parte di un promontorio più grande, abbiamo la presenza di una punta. La punta di un promontorio è sempre caratterizzata da movimenti di corrente e, se la stessa si estende verso il mare aperto in forma accentuata, abbiamo elevate possibilità di trovare pelagici di branco. I venti e quindi i movimenti delle correnti possono interessare sia un versante che l’altro pertanto sarà difficile non trovare una situazione proficua. In questo caso i fondali spesso aumentano di profondità, raggiungendo e superando i 6 o i 7 metri. Questi sono i terreni di caccia dei dentici e delle corvine nelle zone vicino al fondo e dei barracuda, delle ricciole, delle grosse aguglie o anche delle giovani lampughe sugli strati alti. Per quanto riguarda i primi, le cui cacciate solitamente avvengono rasenti il fondo, i grossi jig rappresentano l’unico artificiale che permette di raggiungere quegli strati e poterli sondare in lunghezza fino ad arrivare quasi sotto i nostri piedi. In questo caso l’uso del jig rasente il fondo dovrà essere fatto “sentendo” gli ostacoli sulla canna ed anticipando continuamente il recupero in modo da evitare gli incagli. Per i pelagici, invece, diventa efficacissimo l’uso del popper che oltre a dare risultati straordinari anche in presenza di un leggero moto ondoso, ha il grosso pregio di fare da teaser nel richiamare i predatori.