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Nello
spinning mediterraneo questa è la situazione di pesca che esprime il meglio
di sé, in quanto oltre alle classiche prede della pesca da terra possiamo
insidiare i grossi pelagici che si avvicinano al sottocosta; anche in questo
caso abbiamo diverse morfologie della costa, ma sostanzialmente possiamo
ridurre il tutto ad uno sviluppo della stessa: in effetti quando il profilo
di una costa rocciosa arriva ad ergersi in maniera troppo alta e netta,
quasi impedendone l’accesso al mare, abbiamo una scogliera. In quest’ultimo
caso, quando siamo
obbligati a pescare da posizioni troppo alte che arrivano ad impedirci l’accesso
al mare per il recupero della preda, siamo in una condizione insicura e poco
favorevole; viceversa dove malgrado l’altezza generale del tratto di costa
abbiamo libero accesso verso il mare varranno tutte le considerazioni
relative alla costa rocciosa. La costa rocciosa è
sostanzialmente una scogliera bassa, con una presenza alternata di scogli,
calette, piccole spiagge di sabbia o ciottolato e punte che si allungano
verso il mare e che in alcuni casi vanno a formare dei piccoli promontori.
Spesso nascono proprio da una spiaggia e se abbiamo la fortuna di poter
pescare in un luogo caratterizzato dalla presenza di una spiaggia che si
trasforma in costa rocciosa in cui a sua volta vi è la presenza di un promontorio roccioso, abbiamo una zona di pesca che sarà
sicuramente produttiva lungo tutto il corso dell’anno. Quanto già detto
riguardo la pesca dalla spiaggia vale per la costa rocciosa: cerchiamo
sempre le variazioni morfologiche
ed i flussi di corrente. Le variazioni
morfologiche sono qualsiasi modifica improvvisa e netta del fondale:
tratto di costa interrotta da rocce affioranti o semisommerse, gradini
longitudinali, buche o canaloni, passaggio da
sabbia a posidonie, etc. In altre parole dovremo cercare qualsiasi
variazione che interrompe in maniera decisa la qualità e le profondità di
un’area di fondale. I
flussi
di corrente sono tutti quei movimenti di acqua (mareggiate,
movimenti di marea, correnti marine, etc.) che attraversando una variazione
morfologica creano nelle loro vicinanze un accumulo di risorse organiche e
permettono di innestare una catena alimentare.
Se iniziamo a pescare dalla parte di costa rocciosa che confina con la
spiaggia iniziamo i lanci direttamente dalla battigia; successivamente,
mentre affrontiamo l’ingresso in acqua, dedichiamo le nostre attenzioni
verso i bordi sia dalla parte della spiaggia, che verso l’inizio della
costa rocciosa. In quest’ultimo caso facciamo molta attenzione ai canali
di sabbia compresi tra costa e le macchie di posidonie: in queste occasioni
il jig diventa indispensabile e valgono tutte le tecniche di recupero già
viste nello spinning da spiaggia.. Se
invece il fondale non presenta tratti di sabbia, ma è caratterizzato dalla
sola roccia ci possono essere di aiuto tutti quei minnow ad affondamento
neutro (Rapala, Owner, Maria) che in mare diventano una sorta di
"galleggianti ritardati". Nel recupero questi minnow affondano per
non più di un metro e mezzo, ci consentono di effettuare un recupero
alternato a brevi pause, senza necessariamente affondare o risalire a galla
velocemente e, nel caso in cui vadano ad incagliarsi contro un gradino di
roccia
od uno scoglio, sarà sufficiente lasciarli in bando di corrente un poco per
vederli poi sbucare sulla superficie del mare.
Normalmente la costa rocciosa è caratterizzata da una discreta
percorribilità e cercheremo di camminare a piedi sulla parte asciutta
finché non noteremo situazioni morfologiche di nostro interesse;
solitamente queste possono essere rappresentate da scogli affioranti o semisommersi,
gradini di roccia più o meno paralleli alla costa, grosse pozze
con fondale di sabbia; nei primi due casi, in alternativa al minnow tipo
suspender, può rivelarsi utilissimo l’uso del popper, in modo particolare
se il fondale non è molto accentuato; nel caso delle pozze di sabbia,
invece, se non si trovano a distanze di lancio proibitive, provate l’uso
dei jig fatti lavorare in “punta
di cimino” e direttamente sul fondo sabbioso della pozza. Man mano che ci
inoltriamo nella costa rocciosa scopriremo situazioni apparentemente banali,
ma che rappresentano specificità importantissime a seconda delle condizioni
meteomarine. Un esempio tipico è rappresentato dalle calette,
cioè piccole insenature rocciose caratterizzate da una rientranza della
costa e da due punte laterali; se il tratto di costa rocciosa che stiamo
percorrendo fa parte di un grosso promontorio che si allunga verso il mare
è probabile che queste calette risultino più o meno parallele al senso di
corrente delle scadute. Proprio durante queste ultime, quando il moto del
mare si sta attenuando possiamo notare che l’interno delle calette è
caratterizzato da un mare praticamente calmo, mentre l’estremità dell’insenatura
esposta verso il senso di arrivo della corrente crea deivistosi vortici d’acqua:
spesso questo è il terreno di caccia più tipico dei predatori che
attendono di poter trovare piccoli pesci messi in difficoltà dalla corrente
e dai vortici creati intorno alle punte. Anche in questo caso, fondale
permettendo, raggiungiamo postazioni da cui possiamo tentare l’uso di
piccoli jig lasciati muovere in bando di corrente. Un altro esempio è
costituito dai canali d’acqua,
cioè quei tratti di costa che hanno a qualche decina di metri di distanza
uno scoglio di grandi dimensioni e tra le due sponde si viene a creare un
vero e proprio canale che può essere lungo diverse decine di metri.
Anche in questo caso diventa importante la presenza più o meno
sostenuta di flussi di corrente, ma in questa occasione sarà più
produttiva la parte terminale del canale rispetto al senso della corrente.
Se il tratto di costa rocciosa presenta un promontorio che si allunga sul
mare, oppure è esso stesso una parte di un promontorio più grande, abbiamo
la presenza di una punta. La punta di un promontorio è sempre
caratterizzata da
movimenti di corrente e, se la stessa si estende verso il mare aperto in
forma accentuata, abbiamo elevate possibilità di trovare pelagici di
branco. I venti e quindi i movimenti delle
correnti possono interessare sia un versante che l’altro pertanto
sarà difficile non trovare una situazione proficua. In questo caso i
fondali spesso aumentano di profondità, raggiungendo e superando i 6 o i 7
metri. Questi sono i terreni di caccia dei dentici e delle corvine nelle
zone vicino al fondo e dei barracuda, delle ricciole, delle grosse aguglie o
anche delle giovani lampughe sugli strati alti. Per
quanto riguarda i primi, le cui cacciate solitamente avvengono rasenti il
fondo, i grossi jig rappresentano l’unico artificiale che permette di
raggiungere quegli strati e poterli sondare in lunghezza fino ad
arrivare quasi sotto i nostri piedi. In questo caso l’uso del jig rasente
il fondo dovrà essere fatto “sentendo” gli ostacoli sulla canna ed
anticipando continuamente il recupero in modo da evitare gli incagli. Per i
pelagici, invece, diventa efficacissimo l’uso del popper che oltre a dare
risultati straordinari anche in presenza di un leggero moto ondoso, ha il
grosso pregio di fare da teaser
nel richiamare i predatori.
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