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Dunque,
allora parleremo di come realizzare in casa una testina piombata e rifinirla
il meglio possibile con l'ausilio di attrezzi di uso non professionale.
Iniziamo cosi il nostro mini corso per la costruzione dilettantistica di Jigs
e andiamo, innanzi tutto a parlare della...
1.1 SICUREZZA
LAVORARE CON PIOMBO.
Il piombo è pericoloso e tossico. Normalmente contiene piccole quantità
d'impurità come antimonio, arsenico e mercurio il cui vapore è molto
velenoso.
Il piombo ha un effetto cumulativo e non è facilmente eliminato
dall'organismo. Può essere assorbito quando s'inalano i vapori, questi sono
depositati nelle mucose di naso e bocca e susseguentemente inghiottiti.
Non ingerire alimenti e fumare mentre si lavora con il piombo (io direi non
fumare mai!). Queste sono le principali maniere in cui il piombo può essere
ingerito o assorbito.
Addizionalmente a queste precauzioni riguardo al maneggiarlo, vi sono anche
quelle rispetto alle alte temperature necessarie per scioglierlo. I metalli
liquefatti, se non si lavora con prudenza e sistematicamente, sono
potenzialmente pericolosi. Il piombo puro squaglia a 327º C. Più impuro è
e più temperatura sarà necessaria per scioglierlo.
1.2 REGOLE AD OSSERVARE QUANDO CI PREPARIAMO A LAVORARE CON PIOMBO FUSO:
a- Accertarsi che non ci sia attività intorno all'area di lavoro. Non
fondere quando altri, particolarmente bambini, siano in giro. Badare anche
alle mascotte (cani, gatti, ecc.) che possano interferire.
b- Assicurarsi una ventilazione adeguata. I fumi e vapori, oltre alla sua
tossicità, possono anche disturbare agli altri conviventi, e far sì che la
padrona di casa prenda una scopa per il manico e finisca anticipatamente la
sessione di molding...
c- Assicurarsi di lavorare in una superficie solida, sicura e protetta contro
gli eventuali schizzi di piombo fuso, se non volete rovinare un tavolo, il
parquet, la moquette...
d- Utilizzare recipienti con base piatta e stabile. Se usate la cucina di
casa, accertarsi che le griglie non si muovano. Il piombo, si sa, è pesante.
Un piccolo contenitore può pesare parecchio e diventare incontrollabile se
comincia inaspettatamente a muoversi e sdrucciolare!
e- Per nessun motivo avere dell'acqua nell'area di lavoro! Se il piombo
sciolto viene in contatto con acqua, o pure umidità, SCOPPIA! Schizza come
se buttassimo piombo sul ventilatore! I risultati sono imprevedibili.
Niente di tutto questo ha carattere intimidatorio. Se precedentemente hai
costruito jigs, allora conoscerai molti di queste regole di precauzioni, ma
se sei un principiante conviene sicuramente usare il buon senso e
rispettarle.
2.
FERRI DEL MESTIERE
2.1
PER CREARE LA TESTINA:
(non necessariamente in ordine d'importanza).
- PICCOLO TEGAME IN GHISA. In mancanza, va bene uno in alluminio. Destinare
il suo uso futuro SOLO per questo lavoro. Meglio ancora se ha il beccuccio
per erogare. Esistono dei cucchiaioni in ghisa per piccoli lavori di
fonderie. Potrebbe sostituire il tegame. Cercasi in ferramente e fornitori di
materiali per l'idraulica.
- PINZA punta fina
- PINZA da taglio
- LIME piatte, grano medio e fino
- PENNELLI vari
- SPAZZOLINO IN BRONZO SOTTILE. Esiste uno buonissimo che si trova nei grandi
supermercati nel reparto degli articoli per la pulizia delle calzature.
- MASCHERINA *importante* Scegliere bene il tipo di mascherina ad utilizzare.
Quelle in carta usa e getta sono sconsigliate. Ricordiamo che dovrà essere
efficace sia per i vapori sia per le particelle di piombo in aria quando è
limato. Consiglio quelle con filtro al carbone. Leggere attentamente le
istruzioni del fabbricante.
- OCCHIALI PROTETTIVI contro schizzi.
- GUANTI. *importante* Scegliere bene, in modo che proteggano contro
eventuali gocciolate sulle mani. Quelli in cuoio vanno bene.
- POMATA PER SCOTTATURE. (per quelli che non hanno creduto...) 'Pomata
Foille' in farmacia, e almeno il dolore durerà solo alcuni minuti...
*importante* deve essere a portata di mano per applicarla SUBITO DOPO
l'indesiderabile incidente.
2.2
PER VERNICIARE (oltre alle vernici, ovviamente, di cui parleremo più in
dettaglio)
- AEROGRAFO
- SBARRE FILETTATE, serviranno come appendibili degli jigs, di lunghezza a
propria necessità (da 20 a 40 cm direi).
- APPOGGIO (due) in forma "Y" per le sbarre filettate (può essere
un solo pezzo, unito così: Y_______Y, mi spiego? e di un'altezza pari o
maggiore alla lunghezza degli artificiali a verniciare).
- PAINT BOX: rimbombante nome per una scatola in cartone con aggiunta
d'ovatta e ventola. Spiegheremo più avanti.
- CHIODI con delle testine piatte in diversi diametri, per dipingere gli
occhi.
- TELA intrecciata a rete (tipo tulle) per usarla come calco e dipingere le
squame.
- Opzionale:
- FORNO (dipenderà della vernice utilizzata).
2.3
PER IL DRESSING
Minimo necessario:
- MORSETTO
- FORBICI (Mediana e piccola)
- TAGLIERINO
- PORTAFILO
- FLACONCINO per il Head Cement (colla per rifinire le legature). Va
benissimo quelli dello smalto per le unghie
- INCISORE DENTISTICO o simile
- MATERIALE E TESSUTI VARI, per le code, (Bucktail, FisHair, Krystal Flash,
ecc.)
- FILO, per legare le code (quello usato anche dei moschisti),
preferibilmente non intrecciato e forte.
3. STAMPO
3.1
Esistono diversi tipi di materiali per procurarsi uno stampo più che
adeguato per i nostri propositi, ma il più comune e reperibile è il gesso.
In America si usa moltissimo, a livello amatoriale, una gomma siliconica
della Dow Corning chiamata RTV Silastic Moldmaking Rubber. ('RTV' sta per
'Room Temperature Vulcanizing'), resistente alle alte temperature e facile da
lavorare, giacché è un materiale bicomponente.
Ma parliamo del plebeo gesso.
Non occorrono molte attrezzature per fare uno stampo di questo materiale.
Solo basta, oltre al gesso, piccoli contenitori, vaselina o sapone liquido,
due punte di matite (punta completa, legno e tutto) di 1,5 cm, e il modellino
dell'artificiale che vogliamo creare. Se si tratta di un nostro design,
allora dobbiamo prima costruire un modello, che chiameremo
"positivo". Può essere modellato in legno, cera di candele, gesso,
plastilina, infine qualsiasi materiale modellabile che regga alla posteriore
colata del gesso. Conviene che questo positivo sia il più accurato
possibile, dato che il risultato finale sarà una copia di questo prototipo.
Se in cambio, vogliamo copiare un artificiale già esistente, allora basta
avere un originale a mano.
3.2
Se state usando un jig commerciale, togliere tutto il filo e il materiale del
dressing. Lasciatelo "nudo". Cercate un piccolo contenitore dentro
il quale si possa versare il gesso; piccole scatoline da regalo, quelle in
plastica che contengono i cioccolatini, anche fondi tagliati di contenitori
(tipo bottiglie in plastica quadrate) sono ideali. Una buona misura di uno
stampo, per un singolo pezzo da 14 grammi a 28 grammi, sarebbe: cm 10 x 8 x 5
di profondità.
Assicuratevi che il positivo sia 'desmoldable' (spagnolo), voglio dire, che
non abbia una sagoma che impedisca d'essere ritirato dallo stampo una volta
essiccato. Con una matita tracciare una linea guida che divida in due il
positivo, ossia, come se volessimo tagliarlo con un coltello esattamente a
metà, in senso longitudinale, dalla punta alla coda.
Preparare l'impasto col gesso e acqua e mescolare bene fino ad ottenere una
consistenza cremosa. Consiglio: aggiungere varie gocce di limone o aceto
all'acqua del impasto permetterà di lavorare più a lungo, prima che questo
cominci ad indurire; se invece se vuole lavorare più rapidamente si aggiunge
del sale.
Impastare una quantità sufficiente per riempire solo la metà del
contenitore, poichè che lo stampo deve essere fatto in due parti. Far
attenzione a non sollevare troppe bollicine d'aria che possano causare
difetti nella cavità dell' artificiale (chiamata 'negativo').
A questo punto, riempita la metà del contenitore, è il turno al nostro
attore principale. Prima d'immergerlo nell' impasto, il positivo deve essere
ricoperto totalmente di vaselina in modo che non si attacchi al gesso.
Quindi, immergerlo nell'impasto orizzontalmente sino ad arrivare alla linea
guida fatta in precedenza. Quest'operazione è un po' critica, poichè se si
fa troppo presto il positivo potrebbe affondare dentro l'ancora 'cremoso'
gesso. Al contrario, se si fa troppo tardi, allora non saremmo capaci di
affondarlo per arrivare alla linea guida.
Importante notare che, se il positivo è un vostro design, allora certamente
non ha ancora l'amo. A questo punto dobbiamo valutare se inserire un amo (o
un sostituto, un filo metallico ad esempio) per lasciare l'impronta prima, o
decidiamo farlo posteriormente con una lima o un Dremel.
Adesso useremo le due punte di matite per inserirle nel gesso in due posti
opposti, scelti in modo di non disturbare al positivo. Introdurli in modo che
fuoriescano le punte circa mezzo cm. Queste punte saranno le guide per
l'altra metà dello stampo, dunque, non è necessario una punta troppo acuta.
Le matite possono essere sostituite con altro materiale, basta che sia conico
e non troppo grande in diametro.
Permettere al gesso di asciugare per trenta minuti o un'ora e poi ricoprire
tutta la superficie, accuratamente, con della vaselina, in modo da evitare
che la prossima colata si attacchi. Mescolare l'altra metà di gesso e
versarlo lentamente ricoprendo il positivo, le matite e ancora un centimetro
in più. Consiglio: non versare l'impasto tutto una volta in
fretta, come una ricetta di cucina, ma versare poca quantità sul positivo e,
aiutandosi con uno stecchino, assicurarsi che sia ben coperta la superficie
del positivo e le matite, evitando eventuali bolle d'aria.
Quando il tutto abbia assodato - circa un'ora - Tagliare o rompere il
contenitore utilizzato e rimuovere il blocco solido di gesso. Con molta cura,
separare le due metà facendo correre il filo di un coltello lungo la linea
divisoria. Separare i due pezzi, rimuovere il positivo e permettere al gesso
di asciugare completamente. Il gesso mantiene una considerevole quantità
d'acqua per lungo tempo e non è consigliabile accelerare questa operazione,
almeno che lo si faccia in qualche modo da non provocare spaccature.
Confesso di non avere osservato, anni fa con il mio primo stampo, questa fase
d'asciugamento. La
premura di vedere la mia realizzazione già pronta mi fece versare il piombo
liquido dentro uno stampo ancora umido. Bene, se avete visto in questi giorni
le immagini dell'Etna in piena attività, allora capirete cosa successe, a
scala ridotta. Non appena versai dentro cominciò a schizzare piombo bollente
in tutte le direzioni. Ed era solo un po' umido! Per aggiunta, anche lo
stampo crepò.
Nel frattempo, però, si può andare avanti con la fase finale, cioè
l'apertura dell'incavo d'ingresso per il piombo, per far sì che quando sia
versato raggiunga la cavità del negativo. Quest'incavo o scanalatura a forma
d'imbuto, può essere situato sia nella testa sia nella coda, ma sempre in
mezzo alle due metà dello stampo. Fare attenzione di non aprire troppo
l'imbuto nel punto d'arrivo alla cavità, per facilitare posteriormente la
rimozione dell'eccedente e, se possibile, non farlo rotondo ma ben sì ovale
così: ().
Consiglio: Non è necessario, ma l'area sottostante all'amo
conviene anche scavarla due o tre millimetri (in entrambi metà), per rendere
lo stampo utile a diverse misure (o forme) d'ami. L'importante è che non si
disturbi nel punto dove s'incontra con il negativo.
A questo punto no resta altro che aspettare la completa essiccazione del
gesso (mi raccomando) per cominciare nostro lavoro.
È da premettere che questo tipo di stampo non è di lunga vita. Prima o poi
le elevate temperature finiranno per fratturare il gesso, sopratutto se viene
usato più volte in una medesima sessione. Occhio alle crepe e gettarlo via
al minimo avviso. In pratica non avremo mai una testina perfetta dopo la
colata, anche se utilizziamo stampi acquistati dai professionisti, e le
ragioni sono molte. La prima, ovviamente, la qualità della superficie
interna dello stampo utilizzato, la sua perfetta chiusura e accoppiamento
delle due metà. Secondo: il piombo. La sua purezza, la temperatura al
momento di versarlo, la velocità di riempimento e l'uscita d'aria della
cavità e, molto importante, l'isolamento interno per evitare che aderisca.
Consiglio: per evitare quest'ultimo, avvicinare la cavità alla
fiamma di una candela (sopra la fiamma) per affumicarla. In questo modo
rimarrà una patina nera davvero 'desmoldante' (spagnolo).
Vi mostro i due attrezzi, "caserecci" anche questi, che oltre ad un
paio di lime di grano fino, utilizzo per rifinire le testine. Innanzi tutto
impiego le lime per pulire il punto dove si taglia l'eccesso dello stampo e
quindi la ripulisco con lo spazzolino di bronzo. Immediatamente dopo, uso il
pennello per togliere la polvere rimasta.
IMPORTANTE: MI RACCOMANDO DI USARE UNA MASCHERINA ADATTA PER QUESTO LAVORO.
NON RESPIRATE QUESTA POLVERE, E LAVATEVI LE MANI CON CURA PRIMA DI TOCCARE
ALIMENTI.
Non faccio uso di carta vetrata, che a dir la verità è un lavoro rompi
ball. Solo lima, spazzolino e
pennello. Quello in nero ha le setole dure, in cambio quello bianco li ha
più morbide. È proprio quello che si usa per pulire le calzature in cuoio
vellutato, non ricordo il nome... occhio a non abusare degli spazzolini duri.
Poi le graffiature s'evidenzieranno sotto la vernice.
Consiglio: arrotolare un po' di nastro per carrozzieri intorno
alle setole degli spazzolini, com'evidenziato nelle immagini. Questo, oltre
ad allungarne la vita, eviterà che si trasformi in una parrucca di
pagliaccio, rendendolo poco pratico per l'uso.
Consiglio: conviene risparmiarsi qualche piccola quantità di
polvere di piombo. A volte, una bollicina d'aria può lasciare un buchino
sulla superficie della testina il cui è possibile coprirlo con questa
polvere.
Riempire abbondantemente e, in seguito, mediante l'uso di qualche attrezzo
metallico liscio e curvo (esempio: un cucchiaino), far pressione e strisciare
allo stesso tempo finché si compatti e riempia il buco. Sono pochi i
fabbricanti che s'impegnano con tutti questi accorgimenti. Sicuramente se
qualcuno ha acquistato delle testine di provenienza asiatica (anche
americane...), saprà di cosa parlo.
Un altro punto importante ad osservare è il fatto del maneggiare la testina
a mani nude durante la preparazione. Dobbiamo procurare di toccarla il meno
possibile, afferrandola per il gambo dell'amo mentre la rifiniamo. Se poi è
stato inevitabile, allora si deve pulire preferibilmente con un solvente o
diluente tipo nitro. Se s'intende abbandonare il lavoro dopo la preparazione,
conviene dare una mano di base per evitare l'ossidazione che, come quasi
tutti i metalli, occorre appena entra in contatto col ossigeno, e quindi
causare posteriori problemi d'aderenza della vernice.
Antonio
Rosciano
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