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Le Cubere dei Jardines: grandi, brutte e cattive.

di Nicola Zingarelli 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                

Masochismo. Cita lo Zingarelli (quello buono, ovvero il nonno):

1) Forma di anomalia sessuale per cui il piacere si raggiunge mediante violenze e dolori fisici, esercitati sulla propria persona da se stessi o da altri.

2) Tendenza, quasi compiaciuta, a ricevere umiliazioni e maltrattamenti e, in genere, a soffrire”.

Tralascerei la prima definizione che mi sembra leggermente inadeguata all’argomento che trattiamo, adottando la seconda che rispetta in pieno la deviazione psichica che a volte mi porta ad effettuare scelte altrimenti non comprensibili. 
I primi sintomi del disagio li avevo avvisati durante il mio viaggio a Midway, alla scoperta dei Giant Trevally (Caranx Ignobilis),  carangidi brutti e cattivi e soprattutto imprendibili. I GT che vivono nell’atollo hanno la pessima abitudine di spuntare dietro al popper all’improvviso, pesare tra i 30 e i 70 kili e possedere diverse grotte nelle vicinanze dove infilarsi e rompere senza pietà fili che permetterebbero di ammarare il Titanic. Non una o due volte, magari 30 o 40 a seconda della scorta di artificiali che possedete a dello spirito masochista di cui siete dotati. 
Ritornare dopo un po’ di tempo a Cuba, ai Giardini, serviva un po’ come terapia, credevo di essere al riparo da incontri psicologicamente aggravanti e pensavo di potermi prendere la mia buona rivincita con i pur combattivi Jack Crevalle, sempre carangidi però di taglia inferiore e meno propensi a provare la resistenza del filo sulle rocce. Ovviamente avevo fatto i conti senza l’oste e avevo dimenticato la presenza di personaggi inquietanti che, volente o nolente, avrebbero fatto crescere orrendamente il conto in banca del mio psicanalista, le CUBERE. Pedro, con certa malvagità, ci avvisò fin dal primo giorno in cui salimmo a pescare che con i Poppers stavano "alzando" molte Cubere di buone dimensioni (fastidioso eufemismo per celare cifre grottesche intorno ai 30/40 kili) e che era molto difficile riuscire a tirarle fuori perché si intanavano rapidamente. Ovviamente mi tornarono in mente immagini e incubi a mo' di veterano del Vietnam e i sudori freddi si mischiavano a quelli generati dal clima, immergendomi in una specie di bagno maria del terrore. Ero disarmato, avevo portato solo delle “cannette” con fili da 30 libbre e temevo già per l’incolumità dei miei artificiali. Mentre ancora cercavo una scusa per rimanere sul Tortuga, Pedro aveva lanciato la skiff a 40 nodi e in due minuti eravamo sulla barriera. La prima Cubera pensò bene di attaccare il popper della mia fidanzata, in circa 10 secondi la bestia (il pesce, non la fidanzata), era riuscita a trovare l’unica boa nel raggio di 20 miglia, annunciando la prematura scomparsa del primo artificiale della settimana. Lydia, con un curioso sorriso stampato sul volto, si sedette ammutolita e per un po’ non ci rivolse parola. Pedro, più  dotato di noi del senso dell’umorismo e con una dote infallibile per trovare le malefiche, poco dopo ci rimise in posizione: questa volta fu il mio turno per  l’umiliazione e un altro popper cambiò di mano senza che troppi secondi trascorressero tra l’attacco e .... lo stacco. Fortunatamente nell’arco della prima giornata non si registrarono ulteriori traumi e riuscimmo a imbarcare diversi pesci appartenenti a razze più cordiali e predisposte a collaborare.

Pedrito ride sotto i baffi, però 5 minuti prima non sghignazzava affatto!

Il 95% dei miei incontri con le Cubere si sono svolti sempre in circostanze drammatiche, cogliendomi impreparato a sviluppare qualsiasi tipo di difesa e obbligando ad appellarmi alla parola sfortuna troppo spesso e quasi sempre senza ragione. Probabilmente, pensai tra me, una attrezzatura tipo GT mi sarebbe risultata certamente più utile e così, in cambio di una certa quantità di denaro, comprai quello che credevo fosse un'attrezzo adeguato per sconfiggere Gargantua. Una bella canna da spinning con filo trecciato da 50 libbre appariva come una buona risposta per vincere la paura e questa volta con Vicente, altra guida veterana dei Giardini, eravamo sicuri di poter fare nostra qualche Cubera. Purtroppo, in una “stupenda” mattinata con vento a 40 nodi e delle onde da “Perfect Storm” che riempivano d’acqua la skiff a tempo di record, le speranze affogarono ancora prima che toccasse a noi. Una Cubera il cui peso si stimò tra quello di una Yamaha 750 e una 127 truccata, attaccò un Polaris Popper a 10 metri dalla barca e mi sfilò 20 metri di filo in un nanosecondo prima di generare quel curioso e irritante suono che cercheremo di riprodurre onomatopeicamente come un orrendo “Snap!” . E quattro! Una aveva sorpreso il mio amico spagnolo Oriol in due metri d’acqua e le altre ci avevano sbeffeggiato qua e là in diversi punti della barriera. Solito tran-tran, rifare la doppiatura, riannodare il terminale, bacino all’artificiale e di nuovo in acqua, siamo uomini no? Attacca un Barracuda, facile direte voi....meno facile se ci sono dietro tre (3, three, drei, tres, troi...) Cuberotte pronte a sfilargli il popper dalla bocca. Storie di ordinaria follia ai Giardini! Abbiamo scoperto che tutti I pesci del “quartiere” si imbestialiscono enormemente se qualcuno gli frega l’artificiale, succede ai Jack e soprattutto ai Parghi,  che in più di una occasione abbiamo visto protagonisti di passaggi di “testimone” abbastanza spettacolari. Comunque, tre Cubere dicevamo, inseguivano il povero Barracuda che immagino avesse già un suo bel da fare per sopportare il mal di denti, e arrivarono fin sotto la skiff, non enormi però già degne di foto e articolone. Lo stesso mi successe una volta con Pedro, dopo aver attaccato un Barracuda con un Polaris Popper, una specie di Bud Spencer con le pinne si mise ad inseguirlo saltando fuori dall’acqua. Immagino avrete presente l’aspetto fisico di una Cubera, non sono necessariamente delle silfidi anzi, probabilmente se avessero nome e cognome si chiamerebbero Vito Catozzo o Derelitta, potete quindi immaginare vederla saltare fuori dall’acqua, una vera sfida all’aerodinamicità. Le abbiamo attaccate anche con i Jig, in 30 metri di fondo, meno spettacolare senza dubbio però tremendamente efficace. Non mi fraintendete, efficace non perché siamo riusciti a tirarle fuori, semplicemente perché le agganciavamo....poi partivano ! In venti secondi Oriol si é trovato con la bobina del mulinello bella luccicante e senza uno solo dei 300 metri di trecciato da 30 libbre che aveva imbobinato e a me, un treno merci con i freni rotti, ha sfilato 200 metri di trecciato da 50 libbre nonostante la frizione fosse tarata sulle 40, prima di rompere sulle rocce. C’é poco da scherzare con le Cubere; sto seriamente pensando di tornare con 80 libbre in bobina o una mitragliatrice per stecchirle sull’abboccata, anche se, devo pur dirlo, la mia bestiolotta sono riuscito a imbarcarla proprio con Pedrito e sulla canna piccola (non sono poi così sega....).

Nick e Fiorenzo con il mostriciattolo da 22 kili.

Tra una tragedia ed un’altra, un giorno in cui il vento aveva deciso di farci arrivare alle Cayman a vela, una Cubera attaccò un Polaris Popper (artificiale della Gibbs, casa americana che fabbrica eccellenti esche in legno) giallognolo e si apprestò a portarselo a casa per ridecorare una stanzetta nuova che aveva appena stuccato. Un po’ per l’incazzatura generale e un po’ per la disperazione, riuscii a girarle la capoccia e a farle cambiare traiettoria. Probabilmente la Cubera era appena uscita barcollando da una riunione mal riuscita degli Alcolisti Anonimi e aveva clamorosamente sbagliato strada, e sicuramente, anche se non lo posso confermare, ci trovavamo sull’unico pezzo di fondo interamente coperto di sabbia. Fatto sta che sudando come un cammello e gridando come una starna la avvicinai alla barca e a portata di raffio. Pedrito quasi mi fa prendere un infarto cercando di metterle il gancio all’interno della bocca (lip gaffing lo chiamano gli americani, figo no?) e tra un insulto e un appello a tutti i Santi, finalmente la imbarcammo. 25 libbre, ovvero 12 kiletti, non male anche se il giorno dopo, Fiorenzo ne tira fori una di 44 libbre con un filo di nylon da 20 libbre in barba alle leggi della natura e della fisica..... 

Un Hab's Perfect Popper da 3,5 oz., un vero gioiello per pescare le Cubere.

Un povero disgraziato, ecco come sono ridotto,  non ho solo I Giant Trevally che mi ossessionano, ora si sono aggiunte le Cubere e se penso che di quelle dimensioni e che amano i popper ce ne sono almeno tre specie differenti (Atlantico: Lutjanus cyanopterus - Pacifico: Lutjanus novemfasciatus -  Africa: Lutjanus agennes) mi viene la pelle d’oca.
Se prima avevo molti buoni motivi per tornare ai Giardini (sono un veterano, vado già per il settimo viaggio), adesso ne ho di più e curiosamente il mio strizzacervelli sembra esserne contento....non sarà socio dell’Avalon...?

 

Nicola Zingarelli

 

 

 

Per maggiori informazioni sulla pesca ai Giardini della Regina di Cuba: