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JIG SILICONICI

Shad heads
montate con grub siliconici

Shad head montata su
squid siliconico rovesciato

Lip Stick heads
montate su octopus grub
JIG NON SILICONICI

Banana heads
con dressing in bucktail

Smiling Bill heads
con dressing in bucktail

Chub head
con dressing in piume

Round head con
dressing in fibre di nylon
e taglio tipo shad

Larva head con
dressing in marabou,
kristal flash
e body rivestito in epoxy
JIG ALTERNATIVI

minnow spoon montati con
il solo amo singolo
in coda
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La
pesca con i jig tende a separare i pesci grandi da quelli piccoli, così come
separa i pescatori più bravi da tutti gli altri". Cinque anni fa
questa frase, detta da un P.A. americano, mi suonò come la classica
spacconeria a stelle e strisce di chi aveva trovato una sua tecnica nella
pesca a spinning e la spacciava per l'unica verità, ovviamente quella con la
V maiuscola. La chiacchierata era proseguita sugli aspetti conservazionistici
dei jig per via della presenza di un singolo amo e di conseguenza sulla
facilità con cui si può slamare un pesce e restituirgli la libertà in
buono stato di salute. Fu forse la seconda parte del discorso a spingermi
verso l'uso dei jig, dato che troppo spesso le ancorette dei minnow avevano
danneggiato i pesci che volevo liberare e di recente avevo rischiato di
perdere un alletterato da 7 kg. che mi aveva aperto quasi completamente l’ancoretta
di coda; non trascorse molto tempo che riuscii a capire quanta verità ci
fosse in quell'apparente spacconeria.
Non so dirvi se realmente l'uso dei jig aiuta a selezionare i pesci più
grandi, ma posso dirvi con certezza che il loro uso porta il pescatore ad una
maggiore "sensibilità" nell’azione di pesca e quindi a variare
molto velocità di recupero e profondità di azione. Mi spiego meglio: quando
usiamo un minnow sappiamo già a che profondità lavora e a quale velocità
di recupero offre il risultato migliore perchè entrambe le voci sono
solitamente consigliate dalla fabbrica in virtù delle caratteristiche
idrodinamiche di progettazione. Non abbiamo molte “interpretazioni
personali” dell’azione di pesca e le varianti del recupero (velocità,
pause e profondità) sono limitatissime, in particolare nei modelli
affondanti ed in quelli galleggianti. I jig, come vedremo in seguito, offrono
qualsiasi tipo di recupero con qualsiasi velocità e a tutte le profondità
possibili. Non dimentichiamoci, tra l’altro, che proprio la possibilità di
effettuare queste varianti è spesso alla base di una cattura di taglia e
forse proprio per questa ragione i jig potrebbero essere in grado di
selezionare le prede maggiori.
Ma torniamo all'argomento jig-casting: sostanzialmente potremmo dividere i
jig in tre categorie:
- jig siliconici: qualsiasi jig-head o amo singolo montato su
esche siliconiche.
- jig non siliconici: qualsiasi jig-head con il body costruito
mediante l'uso di materiali naturali e/o artificiali di derivazione mosca.
- jig alternativi: artificiali siliconici montati su amo ricurvo o
anche minnow-spoon dotati di solo un amo singolo posizionato in coda e che
vengono utilizzati anche per il deep-jigging.
Ma quali sono i vantaggi reali del jig-casting?
a) Innanzitutto la possibilità di imitare qualsiasi forma e qualsiasi
tipo di movimento dei pesci preda.
Prendiamo per esempio un jig tradizionale, diffusissimo, ma anche
estremamente facile da realizzare in proprio come la banana head
montata con un dressing in bucktail. L'occhiello posto a 60° ci dice
che il nuoto ottimale avviene appena sotto la superficie o a mezz'acqua, ma
dove la profondità non è esagerata lo possiamo utilizzare anche a fondo;
abbiamo quindi un artificiale che può:
- pescare a fondo (solitamente nella pesca da terra e su un fondale di
sabbia), strisciando leggermente e alternando brevi pause in cui il dressing
in bucktail viene mosso solo dalla corrente.
- pescare a mezz'acqua con un nuoto costante e lineare.
- pescare alternando brevi pause di affondamento a richiami veloci e
disegnando una traiettoria chiamata a "dente di sega", molto
adescante per alcune specie.
- pescare sempre a mezz'acqua ma alternando brevi pause a fughe veloci e
rettilinee ad imitazione di un cefalopode in fuga.
- pescare in superficie; non appena il jig tocca la superficie dell'acqua
iniziamo un recupero molto veloce tenendo la canna alta: il nuoto avviene ad
un centimetro dalla superficie e saranno sufficienti brevi
"strappi" del cimino verso l'alto per fare saltare l'artificiale
fuori dall'acqua, come un pesciolino in fuga.
Altro esempio uno squid o un grub siliconico oppure uno slug-go montato con
un semplice amo ricurvo o tipo worm saver: ad eccezione della pesca a fondo,
che in questo caso può essere effettuata solo in acque relativamente basse,
possiamo effettuare tutti i tipi di recupero citati sopra, ma possiamo anche
far
lavorare l'artificiale in bando di corrente, magari sfruttando la marea in
uscita o la corrente verso il largo di una foce, richiamandolo con movimenti
leggeri che simulano un pesciolino in difficoltà che cerca di risalire la
corrente.
Come possiamo vedere con un unico artificiale
siamo in grado di effettuare una serie di recuperi (o sondaggi d’acqua)
che, per poter fare altrettanto con i minnow, richiederebbero l’uso di 4 o
5 modelli diversi.
b) L'uso dei jig ci consente una maggiore sensibilità sul polso e sulla
ferrata.
Nell’uso dei minnow siamo vincolati dalla presenza di un anellino di
raccordo, spesso posizionato sulla paletta, e di una girella eventualmente
sostituibile con un nodo ad asola. La maggior parte dei minnow, infatti,
necessita di un aggancio libero (girella o nodo ad asola) per poter
esprimere al meglio il proprio nuoto, ma proprio questo ci impedisce di
"sentire" ciò che succede intorno all’artificiale. Il jig,
invece, è quasi sempre legato in maniera solidale con il terminale (nodi
senza asole) e mantiene "il contatto diretto" con il polso. Durante
il recupero, in assenza di vento, è persino possibile accorgersi quando si
sfiorano colonie di posidonie o piccole dune di sabbia, oppure, nel caso di
uso degli slug-go o simili, ci si accorge di quando si attraversano zone di
corrente. Inoltre, nei minnow tradizionali la presenza di 2 (quando non 3)
ancorette "atrofizza" la sensibilità del polso al punto che non
siamo più in grado di riconoscere le toccate leggere e meno che meno
possiamo permetterci di anticipare la ferrata: le ancorette ci hanno abituato
a fare tutto da sole.
Con i jig siamo in grado di riconoscere immediatamente un pesce che morde
corto e possiamo effettuare la ferrata al momento giusto.
Potrei continuare per ore enunciando i vantaggi del jig-casting a proposito
di versatilità dei dressing, economicità, robustezza degli ami, facilità
del C&R e solo per citarne alcuni, ma non desidero fare l’apologia di
un artificiale che rimane sempre una scelta molto personale di ciascun
pescatore; desidero soprattutto invitare l’appassionato di spinning in mare
a provare di persona l’efficacia ed i vantaggi di questo artificiale, senza
farsi ingannare da tanti altri prodotti che nascono e si aggiornano
continuamente più per catturare il pescatore che non il pesce.
c) Un ultima considerazione.
Prima di affrontare la parte tecnica della pesca con i jig, che preferisco
rimandare ad un prossimo articolo, vorrei spendere ancora due parole sull’argomento:
esiste un’evoluzione della pesca che ci porta al rifiuto dell’uso di
esche naturali a favore di quelle artificiali; questa è un’evoluzione del
pescatore e del suo modo di proporsi nei confronti della pesca stessa. E’
una sfida, un gioco ben più alto rispetto a chi passa le ore ad attendere
che il campanellino posto sul cimino avvisi che dall’altro lato della lenza
c’è qualcosa che ha abboccato. Pescare con gli artificiali significa
molto, molto di più e non ci sono dubbi sul fatto che una preda presa con l’uso
di esche artificiali valga dieci volte di più rispetto ad una presa con l’uso
di quelle naturali.
Ciò nonostante il jig-casting, a mio avviso, rappresenta una sfida superiore
per il pescatore a spinning. E’ una tecnica che necessita di competenza
perché bisogna sapere che cosa si sta pescando e, pertanto, si deve essere
un buon conoscitore delle prede e delle loro abitudini. E questa conoscenza
si esprime con le tecniche di pesca, cioè con la capacità di saper
“dare vita” ad un’esca artificiale affinché imiti un certo pesce
sapendo che, a sua volta, verrà cercata da un predatore che può essere
presente in quelle determinate condizioni meteomarine.
Quando poi si arriva al punto in cui ci si costruisce in proprio il dressing
dei jig perché quei determinati colori e quella forma rappresentano
esattamente ciò che permette di pescare quel tipo di predatore in quelle
determinate condizioni, si è raggiunto uno “stato dell’arte” della
pesca con gli artificiali che fino a poco tempo fa era prerogativa dei soli
pescatori a mosca.
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