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Light Tackle? No grazie!

di Nicola Zingarelli 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La grande sfida dei pescatori moderni è la ricerca del record, l’ossessione per la cattura ineguagliabile del pesce più grande con la lenza più leggera. Fino a pochi anni fa, credendo di sapere già “qualcosa” sulla pesca e di essere une esperto per aver passeggiato su un paio di flats e catturato più di venti specie differenti a spinning, osannavo l’uso delle attrezzature leggere. Per me superare le 20 libbre, qualsiasi cosa pescassi, era un affronto all’ego di “Superfisherman” e se potevo rimanerne abbondantemente al disotto ero più che contento. Così preparavo la mia attrezzatura per pescare ai Giardini impacchettando la mia bella cannina da Trote con fili da 4 libbre per i Bonefish e quella da Lucci con un 8 o 10 libbre per i Carangidi, Tarpon e compagnia bella. Erano altri tempi, se un combattimento durava meno di 15 minuti non mi divertiva e anche se già praticavo il catch & release ancora non mi rendevo bene conto dell’eterna contraddizione in cui vivevo. Arriviamo ai fatti. Se è vero che l’essenza e il divertimento della pesca risiede nel giostrare il combattimento, è anche vero che una lotta più lunga del necessario non offre nessun effetto positivo in alcuna delle due estremità del filo.

Un Tonno Blackfin preso nelle acque di Key West sulle 12 libbre e con una canna troppo lunga, conclusione: Sashimi per tutti, il pesce é arrivato in barca morto.

É forse assurdo doverlo ricordare, però più tempo un pesce allamato passa nell’acqua e più aumentano le possibilità di perderlo. Sembra una stupida legge di Murphy però mentre la clessidra si va svuotando i rischi aumentano, vuoi per una abrasione del filo,  per una roccia traditrice, un ramo sommerso, una spina della pinna dorsale o vuoi anche semplicemente per una banalissima slamatura. A parte il capitolo “sfiga in agguato”, forse il problema più grave che genera un combattimento estenuante è legato allo sfinimento del pesce e a tutta una serie di conseguenze che si porta appresso. Un pesce stressato richiede il triplo di attenzioni al momento del rilascio: non basta farlo scivolare dolcemente in acqua per vederlo ripartire come un razzo, a volte ci troveremo a mettere in pratica una vera e propria rianimazione, cullando delicatamente l’animale, trattenendolo con attenzione e muovendolo avanti e indietro appena sott’acqua per fargli passare il fluido tra le branchie e rimettere in moto l’assorbimento dell’ossigeno che gli servirà a scaricare tutto l’acido lattico accumulato. Nonostante le nostre cure, sempre che abbiamo avuto la pazienza di aspettare fino a quando eravamo sicuri della sua ripresa, a volte il pesce è arrivato a un punto di stanchezza che a poco tempo del rilascio muore.

Troppa lotta per questa Leccia, le 10 libbre l'anno sfiancata e anche se avessimo voluto rilasciarla (era un probabile record IGFA) non avremmo potuto.

A volte muore solo e a volte male accompagnato; sappiamo benissimo che i “top predators” sono degli animali opportunisti e che per niente al mondo si farebbero sfuggire un bel sashimi di Pargo, soprattutto se sta tirando il calzino. Squali e Barracuda, giusto per fare un paio di esempi, sono infatti conosciuti per gli scippi che effettuano a spese degli animali in scarse condizioni fisiche e oltre ad avventarsi sui malcapitati che riprendono il proprio cammino leggermente rimbecilliti, celebrano anche banchetti sontuosi con quelli che ancora sono “al guinzaglio” e che ci stiamo industriando per salpare con le nostre linee leggere.
Conoscete la famosa storia di Hitler no?  A Boca Grande, in Florida, a Maggio comincia il passo dei Tarpon giganti che si avvicinano alle Keys per la riproduzione; la concentrazione di pescatori nella pass è veramente impressionante, dire che arriva gente da tutto il mondo non è nessuna esagerazione e tutti cercano il mostro da 200 libbre, a mosca, a spinning o con il vivo.

Questo é quello che succede quando un pesce allamato rimane a mollo per troppo tempo.

Ogni tanto però, durante la lotta con un bell’aringone, spunta Hitler con tanto di pinne e denti seghettati e comincia a circondare l’imbrigliato pinnuto, i captains più rispettosi rompono immediatamente la lenza per permettere al malcapitato il “si salvi chi può” mentre altri, ignari o ignoranti (che in questo caso fa lo stesso), continuano egoisticamente il tiro alla fune. Hitler, questo é il soprannome che gli hanno affibbiato i pescatori locali, pesa più di 1.000 libbre e nonostante gli anni è agile come un gatto, solo che invece di essere un felino è uno Squalo Martello che ha imparato la dura scuola della sopravvivenza e adora i pescatori di light tackle. Il Tarpon con il destino segnato finisce nel menù del giorno e Hitler ringrazia ancora una volta la Ande per fabbricare dei magnifici fili da 12 libbre......

Light tackle ? Non proprio Daiwa 5.000 HIA, Power Pro da # 50 libbre e un bel popperone da 100 grammi.

Vedete già che un pesce allamato ha diverse possibilità di finire tra le fauci altrui prima di raggiungere la vostra postazione o, se baciato dalla fortuna, può rompere il filo e tornarsene per i suoi lidi. Anche questo è un concetto che mi piacerebbe sottolineare: quando un pesce rompe il filo che fa? Voglio dire, immagino che con un pizzico di sfiga abbia per lo meno un amo ancora attaccato alla cartilagine del muso o, se cugino di Fantozzi, magari ha tutte e due le ancorette che gli fanno da indesiderato piercing. Tralasciando l’argomento scottante però non pertinente sull’utilizzo dell’amo singolo, delle ancorette, ardiglione, barbless e menate varie, il nostro ex avversario si porta appresso una ventina di grammi di plastica e acciaio e magari diversi metri di filo, abbiamo qualche motivo per esserne orgogliosi?

Una attrezzatura potente permette forzare il pesce in situazioni difficili. Rocce, sabbia e corrente, bisogna andare sul sicuro.

Non direi proprio, se fossimo pescatori col vivo o con esche naturali magari potremmo sfuggire al richiamo della coscienza confidando nel fatto che un amo singolo prima o poi si sistema, ma proprio noi, pescatori a spinning, credo che dovremmo pensare alle conseguenze che si trascina una rottura della lenza e fare di tutto per ridurre le possibilità al minimo. Non è che si possa essere infallibili e non si  richiede nemmeno di andare a pescare le Spigole con i trecciati da 80 libbre però una attrezzatura equilibrata abbassa notevolmente il numero dei caduti in battaglia cosa che, alla fine, é anche di sollievo per le nostre povere tasche.  Poi entra in gioco il fattore legato allo sforzo fisico. Io, e lo dico con tutta la sincerità del mondo, non mi diverto più a lottare un pesce per un’ora di seguito; l’ho fatto e anche adesso ogni tanto mi tocca tribolare più del solito però se posso ridurre la battaglia da 50 a 5 minuti sono ben contento e non perdo neanche un grammo di divertimento, anzi, come vedremo più avanti, magari lo guadagno. 

Una attrezzatura potente permette forzare il pesce in situazioni difficili. Rocce, sabbia e corrente, bisogna andare sul sicuro.

A parte il fatto che ultimamente ho cominciato ad avere dei curiosi problemi agli avambracci, dopo aver provato degli incontri ravvicinati e purtroppo prolungati con dei simpatici pinnuti appartenenti all’ordine dei Carangidi o degli Sgombriformi, ho deciso che per non rinunciare al piacere di tirare un popper a un Tonno o a un Jack, lo lego a una corda un po’ più massiccia con la speranza che si stanchi prima lui dei mie muscoli flaccidetti. Spesso sento parlare di lotte di un’ora con un pesce, e spesso, purtroppo, so che chi me le racconta non sa neanche che vuol dire lottare per sessanta minuti con un ossesso che avrebbe voglia di farti fare un giretto tra i giardini di Atlantide. Un’ora con un pesce è una quantità di tempo incredibile, ed è anche una noia mortale soprattutto se dall’altra parte del filo c’é un aggeggio che lotta in verticale, però guardando verso il fondo. Se non ricordo male, in 30 anni di pesca mi sono trovato in combattimenti simili solo 4 volte e con finali differenti. Un Tonno Yellowfin di 30 kili sulle 12 libbre in Baja California, lottato per 65 minuti e perso per una slamatura, un Tonno Rosso di 45 kili a Minorca lottato sulla 20 libbre (da traina) per un’ora e perso al raffio, un Tonno Blackfin di dimensioni incerte lottato per 55 minuti sulla 12 libbre e perso per la rottura dell’amo, e un Jack Crevalle di 9 kili che mi ha fatto sgobbare come un somaro per 50 minuti prima di farsi finalmente prendere.

Non ho potuto cronometrare la lotta con questa Ricciola peró ricordo che é stata una dlle piú dolorose della mia vita. Un trecciato di 50 libbre ha evitato che arrivasse a bordo sfinita, l'abbiamo rianimata e rilasciata. Pesava forse 25 kiletti...

A questi forse dovrei aggiungere una Ricciola di 25 kili presa sulla # 50 libbre nel reef di Midway, però in quel caso non ebbi la prontezza di riflessi per cronometrare “l’incontro” anche se sono sicuro che la mia schiena no ha dimenticato neanche un minuto della sfida. Probabilmente, tornando al nostro tema principale, se avessi avuto una attrezzatura più robusta, di Tonni ne avrei imbarcati di più, magari in 15 minuti come con gli Yellowfin di Huatulco che sulla 20 libbre capitolavano rapidamente, senza privarmi del piacere della lotta. Magari li avrei anche persi prima perché con un filo più potente avrei esercitato una maggiore pressione facilitando le slamature però, ovviamente, anche questo se ci pensate bene, è un vantaggio.
Come ultima buona ragione per evitare il light tackle, sottopongo alla vostra attenzione il seguente quesito: qual’é il momento che preferite di una cattura ? Sono sicuro che molti di voi, specialmente i “top-water dipendenti”, risponderebbero “L’Abboccata”, e per me, senza dubbio lo é. Immaginate una scena dantesca in cui il mare ribolle di pinnuti e pennuti, pesciolini e pescioletti e attaccate il vostro primo avversario. Dimenticavo, siete in due, uno che pesca con un 8 libbre e l’altro con un trecciatello da 30. Avete un Tonnetto a testa, niente dell’altro mondo, diciamo 7 o 8 kili. Il vostro amico se lo destreggia abilmente e in 10 minuti l’ha imbarcato o, se giapponese, messo nel ghiaccio, voi invece state smadonnando come dei turchi e facendo in modo che non si metta sotto la barca impigliando il filo nelle eliche.

Volete provare con una canna da 12 libbre per sconfiggere le rocce ? 50 libbre e 5 minuti scarsi di combattimento, se gli africani non avessero avuto fame ritornava in acqua fresca come una rosa.

Tra un vostro moccolo e l’altro, il vostro sempre meno amico ne attacca un’altro, i Tonni sono sempre lì a 30 metri,  8 minuti di lotta (è un po’ più piccolo) e anche questo finisce a bordo....continuo oppure ho reso l’idea? Anche se in questo caso ho volutamente scelto un esempio limite, esiste la possibilità di trovarsi in situazioni analoghe e comunque una breve lotta conduce a un nuovo lancio rapido e poi, se non mi sbaglio, più tempo passa l’artificiale in acqua e più possibilità ha di essere attaccato di nuovo. Conclusione?  Peschiamo tutti con i trecciati da 130 libbre e buonanotte ai suonatori....! No, non è qui che volevo arrivare, semplicemente suggerisco di scegliere una attrezzatura che equilibri le forze dei nostri avversari, approfittando al massimo le risorse che la tecnologia ci mette a disposizione: fili trecciati, canne corte e potenti che permettono di stancare il pesce rapidamente e mulinelli con frizioni sensibili per poter lavorare in tutta sicurezza. Se poi un giorno vi volete cimentare in qualche record IGFA, buona fortuna e mano alla opera, non é per niente facile.