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Light
Tackle? No grazie! |
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É
forse assurdo doverlo ricordare, però più tempo un pesce allamato passa
nell’acqua e più aumentano le possibilità di perderlo. Sembra una stupida
legge di Murphy però mentre la clessidra si va svuotando i rischi aumentano,
vuoi per una abrasione del filo, per
una roccia traditrice, un ramo sommerso, una spina della pinna dorsale o vuoi
anche semplicemente per una banalissima slamatura. A parte il capitolo “sfiga
in agguato”, forse il problema più grave che genera un combattimento
estenuante è legato allo sfinimento del pesce e a tutta una serie di
conseguenze che si porta appresso. Un pesce stressato richiede il triplo di
attenzioni al momento del rilascio: non basta farlo scivolare dolcemente in
acqua per vederlo ripartire come un razzo, a volte ci troveremo a mettere in
pratica una vera e propria rianimazione, cullando delicatamente l’animale,
trattenendolo con attenzione e muovendolo avanti e indietro appena sott’acqua
per fargli passare il fluido tra le branchie e rimettere in moto l’assorbimento
dell’ossigeno che gli servirà a scaricare tutto l’acido lattico
accumulato. Nonostante le nostre cure, sempre che abbiamo avuto la pazienza
di aspettare fino a quando eravamo sicuri della sua ripresa, a volte il pesce
è arrivato a un punto di stanchezza che a poco tempo del rilascio muore.
A
volte muore solo e a volte male accompagnato; sappiamo benissimo che i “top
predators” sono degli animali opportunisti e che per niente al mondo si
farebbero sfuggire un bel sashimi di Pargo, soprattutto se sta tirando il
calzino. Squali e Barracuda, giusto per fare un paio di esempi, sono infatti
conosciuti per gli scippi che effettuano a spese degli animali in scarse
condizioni fisiche e oltre ad avventarsi sui malcapitati che riprendono il
proprio cammino leggermente rimbecilliti, celebrano anche banchetti sontuosi
con quelli che ancora sono “al guinzaglio” e che ci stiamo industriando
per salpare con le nostre linee leggere.
Ogni tanto però, durante la lotta con un bell’aringone, spunta Hitler con tanto di pinne e denti seghettati e comincia a circondare l’imbrigliato pinnuto, i captains più rispettosi rompono immediatamente la lenza per permettere al malcapitato il “si salvi chi può” mentre altri, ignari o ignoranti (che in questo caso fa lo stesso), continuano egoisticamente il tiro alla fune. Hitler, questo é il soprannome che gli hanno affibbiato i pescatori locali, pesa più di 1.000 libbre e nonostante gli anni è agile come un gatto, solo che invece di essere un felino è uno Squalo Martello che ha imparato la dura scuola della sopravvivenza e adora i pescatori di light tackle. Il Tarpon con il destino segnato finisce nel menù del giorno e Hitler ringrazia ancora una volta la Ande per fabbricare dei magnifici fili da 12 libbre......
Vedete già che un pesce allamato ha diverse possibilità di finire tra le fauci altrui prima di raggiungere la vostra postazione o, se baciato dalla fortuna, può rompere il filo e tornarsene per i suoi lidi. Anche questo è un concetto che mi piacerebbe sottolineare: quando un pesce rompe il filo che fa? Voglio dire, immagino che con un pizzico di sfiga abbia per lo meno un amo ancora attaccato alla cartilagine del muso o, se cugino di Fantozzi, magari ha tutte e due le ancorette che gli fanno da indesiderato piercing. Tralasciando l’argomento scottante però non pertinente sull’utilizzo dell’amo singolo, delle ancorette, ardiglione, barbless e menate varie, il nostro ex avversario si porta appresso una ventina di grammi di plastica e acciaio e magari diversi metri di filo, abbiamo qualche motivo per esserne orgogliosi?
Non
direi proprio, se fossimo pescatori col vivo o con esche naturali magari
potremmo sfuggire al richiamo della coscienza confidando nel fatto che un amo
singolo prima o poi si sistema, ma proprio noi, pescatori a spinning, credo
che dovremmo pensare alle conseguenze che si trascina una rottura della lenza
e fare di tutto per ridurre le possibilità al minimo. Non è che si possa
essere infallibili e non si richiede
nemmeno di andare a pescare le Spigole con i trecciati da 80 libbre però una
attrezzatura equilibrata abbassa notevolmente il numero dei caduti in
battaglia cosa che, alla fine, é anche di sollievo per le nostre povere
tasche. Poi entra in gioco il
fattore legato allo sforzo fisico. Io, e lo dico con tutta la sincerità del
mondo, non mi diverto più a lottare un pesce per un’ora di seguito; l’ho
fatto e anche adesso ogni tanto mi tocca tribolare più del solito però se
posso ridurre la battaglia da 50 a 5 minuti sono ben contento e non perdo
neanche un grammo di divertimento, anzi, come vedremo più avanti, magari lo
guadagno.
A parte il fatto che ultimamente ho cominciato ad avere dei curiosi problemi agli avambracci, dopo aver provato degli incontri ravvicinati e purtroppo prolungati con dei simpatici pinnuti appartenenti all’ordine dei Carangidi o degli Sgombriformi, ho deciso che per non rinunciare al piacere di tirare un popper a un Tonno o a un Jack, lo lego a una corda un po’ più massiccia con la speranza che si stanchi prima lui dei mie muscoli flaccidetti. Spesso sento parlare di lotte di un’ora con un pesce, e spesso, purtroppo, so che chi me le racconta non sa neanche che vuol dire lottare per sessanta minuti con un ossesso che avrebbe voglia di farti fare un giretto tra i giardini di Atlantide. Un’ora con un pesce è una quantità di tempo incredibile, ed è anche una noia mortale soprattutto se dall’altra parte del filo c’é un aggeggio che lotta in verticale, però guardando verso il fondo. Se non ricordo male, in 30 anni di pesca mi sono trovato in combattimenti simili solo 4 volte e con finali differenti. Un Tonno Yellowfin di 30 kili sulle 12 libbre in Baja California, lottato per 65 minuti e perso per una slamatura, un Tonno Rosso di 45 kili a Minorca lottato sulla 20 libbre (da traina) per un’ora e perso al raffio, un Tonno Blackfin di dimensioni incerte lottato per 55 minuti sulla 12 libbre e perso per la rottura dell’amo, e un Jack Crevalle di 9 kili che mi ha fatto sgobbare come un somaro per 50 minuti prima di farsi finalmente prendere.
A
questi forse dovrei aggiungere una Ricciola di 25 kili presa sulla # 50
libbre nel reef di Midway, però in quel caso non ebbi la prontezza di
riflessi per cronometrare “l’incontro” anche se sono sicuro che la mia
schiena no ha dimenticato neanche un minuto della sfida. Probabilmente,
tornando al nostro tema principale, se avessi avuto una attrezzatura più
robusta, di Tonni ne avrei imbarcati di più, magari in 15 minuti come con
gli Yellowfin di Huatulco che sulla 20 libbre capitolavano rapidamente, senza
privarmi del piacere della lotta. Magari li avrei anche persi prima perché
con un filo più potente avrei esercitato una maggiore pressione facilitando
le slamature però, ovviamente, anche questo se ci pensate bene, è un
vantaggio.
Tra
un vostro moccolo e l’altro, il vostro sempre meno amico ne attacca un’altro,
i Tonni sono sempre lì a 30 metri, 8
minuti di lotta (è un po’ più piccolo) e anche questo finisce a
bordo....continuo oppure ho reso l’idea? Anche se in questo caso ho
volutamente scelto un esempio limite, esiste la possibilità di trovarsi in
situazioni analoghe e comunque una breve lotta conduce a un nuovo lancio
rapido e poi, se non mi sbaglio, più tempo passa l’artificiale in acqua e
più possibilità ha di essere attaccato di nuovo.
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