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Mazatlan: per terra e per mare.

                       
di Nicola Zingarelli 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Molti mesi di corrispondenza con Sergio, un amico messicano conosciuto attraverso un forum di pesca americano, mi avevano incuriosito sulle possibilità della pesca nella zona di Mazatlan, soprattutto per quanto riguarda quella da terra. Sergio, è bene evidenziarlo, è un gran pescatore a spinning dalla costa, le sue prede abituali sono i Roosterfish, gli Snook, le Corvine, i Parghi e tutti quei simpatici animaletti che sguazzano felici nella acque dello stato di Sinaloa, nel Pacifico Messicano.  Nei suoi racconti mi parlava spesso del tipo di attrezzatura, degli artificiali e della tecnica di lancio e recupero, davvero qualcosa di diverso da quello a cui siamo abituati dalle nostre parti. Le canne che utilizza sono delle bestie di 11 piedi fatte dalla Conoflex, una casa inglese specializzata in canne da surf ad alto livello. “Canne come G.Loomis e Lamiglass le ho provate però purtroppo non reggono agli sforzi a cui le sottopongo durante il lancio” – mi raccontava – “Con la Conoflex riesco senza problemi a lanciare I Rangers (www.robertslures.com) da 4 once a 100 metri di distanza, le altre dopo un po’ si rompono.” Adesso, avendolo visto lanciare, so che non sta dicendo nessuna fesseria e dopo aver osservato a lungo la sua tecnica e aver provato a imitarla devo dire che mi faceva un po’ paura caricare al massimo la mia G.Loomis con 4 once e comunque, per fortuna, non ci riuscivo.
Ho avuto la fortuna di pescare con lui e con Geronimo, altro amico messicano esperto pescatore da riva, entrambi guide di lusso. I Roosterfish ancora non si erano avvicinati in numero e decidemmo evitare di perdere tempo andando a cercarli, però le Corvine abbondavano e c’era pure un discreto numero di Snook. Con loro approfittavamo dell’alba, almeno fino alle 08:30 del mattino, prima cioè che andassero a lavorare o la sera, dopo le 17:00, fino al tramonto. La prima uscita pomeridiana con Geronimo mi regalò un piccolo Snook sui 6/7 kili, ingannato con uno dei miei bucktail, grande goduria.  In mattinata ne aveva fregato uno che era il doppio e ancora l’aveva nella ghiacciaia, ne approfittammo per fargli un paio di foto per gli increduli. Cadde anche una piccola Corvina però sembrava che il grosso del branco si fosse mosso a nord, proseguendo la sua migrazione alla ricerca di acqua più fresca. Anche con Sergio partimmo nel pomeriggio al ritorno dalla mia uscita in barca, mi fece provare uno dei suoi spot favoriti cercando il Robalo, lo Snook, e poi cominciammo a pettinare una piccola spiaggia dove proprio al tramonto entrarono delle Corvinette di un paio di kili, che attaccavano senza pietà le shad in silicone.
Però la pescata da terra più bella la facemmo la mattina seguente, al Cerro de Marmol, una scogliera a precipizio sul mare dove dividemmo il campo con i professionisti che pescavano con dei jig di bucktail e lenze a mano. Era uno spettacolo vederli lanciare e manovrare l’artificiale, prendevano dei bellissimi pesci, li stancavano con perizia e con molta pazienza li sollevavano fin su facendo attenzione a che non si slamassero dibattendosi sulle rocce. Direi veramente un’aspetto romantico della pesca commerciale e sicuramente con un impatto minimo sugli stock, infatti prelevavano quello che riuscivano a vendere nel proprio villaggio e non di più. Con Sergio ferrammo rapidamente una dozzina di pesci, quando le Corvine decidono di entrare lo fanno sul serio, in banchi numerosi e attaccano senza pietà. La metà la perdemmo per slamature durante il recupero infatti, nonostante Sergio avesse un raffio lungo, viste le dimensioni ridotte e la particolare circostanza le sollevavamo quasi tutte di peso e questo ovviamente aveva a volte delle conseguenze negative. Finalmente riuscii a provare quello che molte volte loro stessi mi avevano raccontato, che quando le Corvine si avvicinano alla costa è solo questione di lanciare e recuperare, e ogni volta è un’abboccata. Tre giorni prima del mio arrivo, una mattina, in poche ore, ne avevano agganciate un centinaio tra solo tre persone proprio dalla spiaggia di Escopama, dove avevo pescato il primo giorno con Geronimo. Andando via dal Cerro  mi privai di un po’ dei miei jig per regalarli a un paio dei professionisti che Sergio conosceva, quelli che stavano usando erano oramai ridotti all’amo, poco piombo sbatacchiato e due peli.
I Roosterfish invece li beccai dalla barca, quasi all’uscita del porto. Era stata una mattinata un po’ moscetta, con la panga evevamo cercato i Parghi senza trovarli e a parte un paio di Jack e due Corvinette prese a poca distanza dalla spiaggia non avevamo visto gran cosa. Al ritorno, oramai a punto di entrare in porto, ci fermammo a vedere che c’era nelle solite mangianze che si vedevano quotidianamente a pochi metri dalla spiaggia dell’hotel. Misi un bel Surface Cruiser e cominciai il rito magico che spesso mi regala dei bei pesci. C’erano migliaia di Jack Crevalle che banchettavano con le sardina litigando con pellicani e sterne, però, all’improvviso sbucarono i Roosterfish. Ne vedemmo una mezza dozzina seguire l’artificiale e come spesso accade nessuno lo attaccò. Potete immaginare il mio stato d’animo, salivazione azzerata e mani come due spugne, di fantozziana memoria. Cambiai rapidamente di artificiale e misi un Ranger da 2,5 once, esca che Sergio mi osanna come la migliore per “Los Gallos” (Roosterfish in spagnolo). Effettivamente la seguivano e la cacciavano con molta aggressività però senza arrivare a morderla. Oramai erano le 2 passate e in teoria saremmo dovuti rientrare, però il buon captain, paziente come un santo, cedette alle mie insistenze e rimase in zona. Un Pellicano rimase impigliato al trecciato e si fregò il mio bel Ranger, me ne rimaneva solo un altro, una specie di motoscafo da 4,5 once: volò tra l’inferno di penne e pinne. La lezione numero uno per prendere i Roosters è di recuperare come forsennati, l’esca deve praticamente sorvolare l’acqua altrimenti i predatori perdono l’interesse. Oramai avevo le dita piagate e un braccio sinistro come Popeye, ma continuavo a smanettare come un forsennato, di pesci ce n’erano molti e magari qualcuno appena iscritto all'associazione degli alcolisti anonimi lo avrei potuto beccare. Bang! Arrivò all’improvviso uscendo da un gruppetto misto di Jacks + Roosters.

Ay mi madre que espectáculo
! “My captain” era emozionato e contento, io gongolavo. Vedere l’attacco di un Roosterfish è una delle cose più emozionanti che possano capitare a un pescatore di spinning, a parte la furia e la velocità con cui inseguono l’artificiale, distendono completamente la lunga pinna dorsale e emergono con tutta la gobba fuori dall’acqua creando un effetto visivo unico. Sono dei pesci bellissimi, tra i miei favoriti insieme alle Lampughe.
Il bestione decise che avrebbe venduto cara la pelle e cominciò una lotta di quelle strappapolsi, con lunghe e veloci fughe, inabissamenti, passaggi sotto la chiglia e tutto il repertorio da vecchio marpione. L’avevo attaccato con la St.Croix da 7’, 10-25lb, Power Pro da #30 libbre e un terminale in mono da #80, il mulinello, per ironia della sorte, era il mio Daiwa Regal X  di scorta, piccolo eroe della giornata. Tra ninnoli e nannoli il pesce divenne a più miti consigli e dopo 15 minuti d’inferno, la guida lo afferrò e lo imbarcò, decidemmo che pesava una dozzina di kili. Pregai tutti gli dei vicini e lontani affinchè non mi cappellasse le foto e dopo aver scattato una dozzina di immagini lo riossigenammo e lo lasciammo andare. Erano le tre passate e decidemmo finalmente di tornare in porto, contenti come pasque.
Raccontai la storia a Geronimo, che tra l’altro è l’Harbor Master della Marina el Cid (www.elcid.com) lo stupendo complesso alberghiero dove io ero ospitato e dove avevano le barche, e mi disse che alle cinque saremmo usciti di nuovo a vedere se ancora stavano li. Doccia rapida e rapido snack e a las cinco de la tarde sono di nuovo al moletto, che stava proprio sotto il mio appartamento.
Li ribeccammo a ridosso del flangiflutti del porto, più piccoli pero altrettanto aggressivi, ne agganciai uno con un Eruption della Fishtek (www.fishtek.com), una piccola azienda americana che fa delle esche fighissime in plexiglas. Non gli diedi scampo, avevo una canna grossa e in 5 minuti stava boccheggiando vicino alla barca, 5 kiletti, volevo un po’ di foto. In quel esatto momento il motore della panga decise di abbandonarci e al primo tentativo di rimetterlo in moto Geronimo rimase con la corda d’avviamento in mano. Era una delle barche che usano per il servizio dentro il porto e ovviamente nessuno si preoccupava di tenerla a punto come quelle che uscivano  a pescare. Fatto sta che eravamo nei guai, senza ancora, senza motore e a 100 metri dalle onde che si frangevano sulla spiaggia, con i turisti che ci guardavano incuriositi. Rilasciai il Rooster a malincuore e mi buttai in acqua legandomi ad una cima di prua, dovevo mantenere la barca in posizione fino a quando non sarebbero arrivati a riprenderci, Geronimo aveva avvisato per radio. Mi sparo un bel quarto d’ora con mezza tonnellata a rimorchio e finalmente ci vennero a prendere e riuscimmo a raggiungere terra ferma a rimorchio. Bella giornata. Intensa. Anzi intensissima. Vi potrei anche raccontare di tutti i monster Jack che ho preso, un paio vicini ai 9 kili che è un bel viaggiare per un Jack del Pacifico (più piccoli del cugino dell’Atlantico), e delle mangianze allucinanti con Jack e Parghi, però mi limiterò a farvi vedere le foto che credo valgano più di molte parole. Magari potrei spendere qualche riga sui tonni Yellowfin, se la memoria non mi inganna ne presi 8 in una mattinata, tutti con un grosso popper colorato di Hab’s, però in questo caso non vi faccio neanche vedere le immagini visto che mi farebbe piacere preparare una pezzo proprio sui tonni con i popper.
Sicuramente vi posso dire che Mazatlan è un posto straconsigliabile per i pescatori di spinning. Con una buona guida a seconda delle stagioni si può pescare bene da terra, mentre dalla barca ci sono moltissime possibilità e grande diversità di catture. L’estate, da Giugno a Novembre, è la stagione migliore per i Roosterfish, Maggio e Giugno sono mesi bollenti per i Vela, le Corvine preferiscono l’acqua più fresca diciamo che ad Aprile cominciano ad andarsene.  Anche i Parghi si avvicinano con le correnti calde mentre i Jack più o meno stazionano tutto l’anno e vi assicuro che non ne ho mai visti così tanti in vita mia.
Ho la sensazione che mi rivedranno da quelle parti, ho un conto aperto con i Roostefish da terra, con una bella Corvinotta argentata e con un signor Snook tipo quelli che prende il mio amico Sergio e che gli danno accesso al 25lb Snook Club della IGFA. Tornerò, si che tornerò......

                                                                                                                Nicola Zingarelli

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