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Walkin’ the Dog, molto spesso abbreviato anche con WTD! Tra i nomi delle
tecniche di pesca con gli artificiali probabilmente non ne esiste altro più
esplicativo ed immediato: “portare a passeggio il cane”, o “a passeggio con
il cane”. L’espressione rende immediatamente un’immagine a cui tutti, credo,
abbiamo assistito almeno una volta nella vita: un cane al guinzaglio che si
muove a zig zag, con un incedere neroso, veloce ed incostante, mentre il suo
padrone cerca di non inciampare sul guinzaglio. Tra le tecniche di pesca in
mare credo che sia la più sconosciuta e bistrattata; spesso nella cassetta
degli artificiali di uno spinner non manca un WTD, ma il loro uso rimane
relegato a quello di ultima ratio, cioè quando nulla ha funzionato si
prova anche un walkin’ the dog. E’ un vero peccato perché il Walkin’ the Dog
è, almeno nel panorama saltwater, una tecnica di pesca veramente efficace che
ben si adatta sia al predatore lento come la spigola, che a quello dinamico
come la lampuga, il pesce serra o la ricciola.
Prima di tutto è bene sottolineare un’importante distinguo sul nome, spesso
confuso con il tipo di artificiali: il Walkin’ the Dog è innanzitutto una
tecnica di recupero, resa famosa in acque interne da un artificiale, lo Zara
Spook, che con la sua forma a sigaro e l’andamento errante “side to side”
riusciva a rendere aggressivi anche i bass svogliati. Tale tecnica può essere
applicata ad artificiali successivamente nati e pensati espressamente come
WTD, a certi popper (come, per esempio, i Polaris Popper di Gibb’s), alla
maggior parte dei pencil bait e persino ai soft jerkbait, anche se questi
ultimi sembrerebbero più adatti a recuperi medio-lenti e difficili nei casi
di pesca sui predatori pelagici.
La tecnica chiamata walkin’ the dog è nata in acque interne e più
precisamente nel bass fishing, dove probabilmente abbiamo il più alto livello
di specializzazione della pesca a spinning e da dove lo spinning in mare ha
spesso “prelevato” tecniche e/o artificiali per poi modificarle/i per l’uso
in saltwater. Gli americani, per esempio, hanno “esportato” questa tecnica in
acque salate applicandola nelle flat e nei back country di molti stati del
sud est ottenendo risultati eccellenti con Snook, Red Drum, Spotted Sea Trout,
Tarpon, Jack Crevalle e Cobia, ma solo di recente si sta iniziando a capire
l’efficacia del WTD verso i predatori pelagici e quindi la sua applicazione
anche nel bluewater. Ciò che sostanzialmente cambia dall’uso in acque interne
a quello in acque salate è la velocità del movimento e, di conseguenza, il
sincronismo dei movimenti.
Il WTD in acque interne è un movimento che per l’uso in mare potremmo
definire lento, adatto a predatori come la spigola che usano la tattica
dell’agguato anziché quella dell’inseguimento: canna bassa, lenza leggermente
in bando e piccoli colpi di polso ben cadenzati durante il recupero: in
questo modo all’artificiale si imprime un andamento che disegna una esse
sulla superficie che sembra essere un irresistibile richiamo; ai fini del
movimento superficiale è molto importante avere un leggero bando di lenza, perchè è proprio quello che permette di ottenere il cosidetto “side to side”;
in altre parole non avremo mai la lenza in perfetta tensione se non nei
momenti di richiamo, mentre subito dopo tenderemo a lasciarla in bando in
modo che l’artificiale possa effettuare il cambio di direzione che verrà
maggiormente accentuato quanta più lenza avremo lasciato in bando. Nella
tecniche di pesca da terra, soprattutto nelle scogliere rocciose basse, dove
il fondale presenta rocce semisommerse e canaloni, è una tecnica perfetta per
la spigola; ricordiamoci che la “regina” è spesso in agguato dietro gradini
batimetrici o scogli sommersi, rivolta verso la corrente e in attesa del
passaggio di prede. Il movimento errante e rumoroso di un WTD non può non
suscitare il suo interesse e, al contrario della velocità di recupero del
popper, da il tempo al predatore di avvicinarsi furtivamente per poi sferrare
l’attacco.
Ovviamente il discorso cambia non appena le nostre attenzioni si rivolgono ai
predatori pelagici; in questo caso il movimento medio-lento adatto alla
spigola diventa insufficiente per chi fa della velocità la sua tecnica di
predazione e qui cominciano i guai. Gestire un WTD in velocità sembrerebbe un
controsenso, ma bastano poche piccole accortezze per ottenere un buon
movimento veloce e sufficientemente “isterico” da rendere questo tipo di
recupero adatto anche ai predatori pelagici. Innanzitutto un piccolo, ma
importante dettaglio: nel recupero WTD veloce è difficile fare a meno di un
moschettone; per quanto io non abbia un amore particolare per questo tipo di
accessorio e abbia sempre preferito l’uso dei nodi diretti sull’anello
dell’artificiale, in questo caso si rivela utilissimo e, per certi aspetti,
superiore al nodo ad asola. Un moschettone semplice e resistente come il
Breakaway è perfetto per il nostro scopo; come nodo di giuntura può andare
bene il solito ed efficacissimo Palomar poiché, visto che si tratta di
pelagici, per il terminale non scenderemo sotto il nylon dello 0,60.
Imprimere al nostro artificiale un movimento walkin’ the dog veloce, almeno
in una fase iniziale, non è facile sebbene e come sempre sia un movimento più
facile “a farsi che non a dirsi”. Innanzitutto dobbiamo dimenticarci del
lasco, o meglio, dobbiamo restringere il lasco della lenza a livelli
infinitesimali così come i movimenti del polso sul cimino; in questo caso,
infatti, il movimento WTD verrà dato più dal giro di manovella che
effettueremo sul mulinello che non dal polso, al punto tale che possiamo
considerare quasi dannoso il movimento ampio del cimino che, il più delle
volte, è causa di una sovvraposizione tra l’ancoretta e la lenza, in quanto
la velocità di recupero sommata allo “strappo” del cimino porta l’artificiale
a balzare fuori dall’acqua e superare il terminale stesso.
Per capire meglio il movimento da effettuare nel girare la manovella del
mulinello è meglio servirci di un esempio: immaginate un’asta che ruota su un
perno centrale, dove il movimento è perpendicolare alla superficie e dove in
cima all’asta posizioniamo un peso; insomma, una sorta di pendolo libero di
oscillare per 360 gradi. Il movimento rotatorio, almeno finchè lo stesso non
raggiunge una velocità molto elevata non è costante: avrà una fase iniziale
lenta (la risalita) per poi accelerare durante la discesa, avere un picco di
velocità massima nel punto più basso e poi, lentamente, decelerare finchè il
tutto non ricomincia daccapo. Sinteticamente questo è il movimento che noi
dobbiamo imprimere alla manovella, dove al picco di velocità massima
abbiniamo un leggerissimo spostamento del cimino verso il basso, tenendo
conto che avremo la canna bassa verso la superficie del mare in condizioni di
mare calmo, mentre sarà un pochino più alta e spostata di lato con mare
mosso. Il lasco della lenza per permettere i movimenti “side to side” sarà
dato dai piccolissimi spostamenti del cimino che non partiranno dal polso, ma
dal movimento della manovella (il picco più veloce) sul mulinello e dal
leggero lasco del moschettone, secondo una sequenza ritmica con un picco di
velocità massima per ogni giro di manovella. Ovviamente l’andamento “side to
side” di un WTD veloce avrà un angolo molto più ristretto rispetto allo
movimento lento, ma questo stesso angolo sommato alla rapidità del movimento
contribuirà a creare vistosi spruzzi laterali, “scodamenti” del corpo
dell’artificiale con la testa fuori dall’acqua, affondamenti appena sotto la
superficie per poi risalire a galla e ricominciare tutto daccapo. In altre
parole esattamente ciò che si intende imitare, cioè la fuga scomposta e
disperata di un piccolo pesce spaventato dalla vista di grossi predatori.
Gli artificiali per il WTD sono ormai tanti e quasi ogni casa produttrice ne
ha almeno uno in produzione; essi vanno dalla decina di grammi della piccola
Zureta della Moro & Deconto ai sessanta grammi di alcune creazioni giapponesi
della Evergreen. Inutile precisare che se intendiamo rivolgere la nostra
attenzione verso i predatori pelagici sarà meglio scegliere modelli dai 28/30
grammi in su sia per una maggior capacità di lancio con attrezzature pesanti,
sia per la loro capacità di muovere più acqua e simulare meglio il movimento.
Tra i vari artificiali specificamente studiati per il Walkin’ the Dog non
possiamo non segnalare il Sammy della Lucky Craft, il Pencil Bait della
Yo-Zuri, i mega WTD della serie Amazon della Evergreen, ed il sempre verde
Saltwater Super Spook della Heddon.
Discorso a parte, invece, meriterebbero le ancorette, quasi sempre
sottodimensionate per resistenza (di fabbrica tutte 2X) e che diventano causa
di perdita di esemplari da trofeo; sostituire le ancorette con ami singoli
(possibilmente senza ardiglione) non solo permette una più facile slamatura
nel caso di un C&R, ma consente anche di avere una maggiore resistenza alla
trazione.
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