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Walkin' the dog.

di Alessandro Idini. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Walkin’ the Dog, molto spesso abbreviato anche con WTD! Tra i nomi delle tecniche di pesca con gli artificiali probabilmente non ne esiste altro più esplicativo ed immediato: “portare a passeggio il cane”, o “a passeggio con il cane”. L’espressione rende immediatamente un’immagine a cui tutti, credo, abbiamo assistito almeno una volta nella vita: un cane al guinzaglio che si muove a zig zag, con un incedere neroso, veloce ed incostante, mentre il suo padrone cerca di non inciampare sul guinzaglio. Tra le tecniche di pesca in mare credo che sia la più sconosciuta e bistrattata; spesso nella cassetta degli artificiali di uno spinner  non manca un WTD, ma il loro uso rimane relegato a quello di ultima ratio, cioè quando nulla ha funzionato si prova anche un walkin’ the dog. E’ un vero peccato perché il Walkin’ the Dog è, almeno nel panorama saltwater, una tecnica di pesca veramente efficace che ben si adatta sia al predatore lento come la spigola, che a quello dinamico come la lampuga, il pesce serra o la ricciola.
Prima di tutto è bene sottolineare un’importante distinguo sul nome, spesso confuso con il tipo di artificiali: il Walkin’ the Dog è innanzitutto una tecnica di recupero, resa famosa in acque interne da un artificiale, lo Zara Spook, che con la sua forma a sigaro e l’andamento errante “side to side”  riusciva a rendere aggressivi anche i bass svogliati. Tale tecnica può essere applicata ad artificiali successivamente nati e pensati espressamente come WTD,  a certi popper (come, per esempio, i Polaris Popper di Gibb’s), alla maggior parte dei pencil bait e persino ai soft jerkbait, anche se questi ultimi sembrerebbero più adatti a recuperi medio-lenti e difficili nei casi di pesca sui predatori pelagici.
La tecnica chiamata walkin’ the dog è nata in acque interne e più precisamente nel bass fishing, dove probabilmente abbiamo il più alto livello di specializzazione della pesca a spinning e da dove lo spinning in mare ha spesso “prelevato” tecniche e/o artificiali per poi modificarle/i per l’uso in saltwater. Gli americani, per esempio, hanno “esportato” questa tecnica in acque salate applicandola nelle flat e nei back country di molti stati del sud est ottenendo risultati eccellenti con Snook, Red Drum, Spotted Sea Trout, Tarpon, Jack Crevalle e Cobia, ma solo di recente si sta iniziando a capire l’efficacia del WTD verso i predatori pelagici e quindi la sua applicazione anche nel bluewater. Ciò che sostanzialmente cambia dall’uso in acque interne a quello in acque salate è la velocità del movimento e, di conseguenza, il sincronismo dei movimenti.
Il WTD in acque interne è un movimento che per l’uso in mare potremmo definire lento, adatto a predatori come la spigola che usano la tattica dell’agguato anziché quella dell’inseguimento: canna bassa, lenza leggermente in bando e piccoli colpi di polso ben cadenzati durante il recupero: in questo modo all’artificiale si imprime un andamento che disegna una esse sulla superficie che sembra essere un irresistibile richiamo; ai fini del movimento superficiale è molto importante avere un leggero bando di lenza, perchè è proprio quello che permette di ottenere il cosidetto “side to side”; in altre parole non avremo mai la lenza in perfetta tensione se non nei momenti di richiamo, mentre subito dopo tenderemo a lasciarla in bando in modo che l’artificiale possa effettuare il cambio di direzione che verrà maggiormente accentuato quanta più lenza avremo lasciato in bando. Nella tecniche di pesca da terra, soprattutto nelle scogliere rocciose basse, dove il fondale presenta rocce semisommerse e canaloni, è una tecnica perfetta per la spigola; ricordiamoci che la “regina” è spesso in agguato dietro gradini batimetrici o scogli sommersi, rivolta verso la corrente e in attesa del passaggio di prede. Il movimento errante e rumoroso di un WTD non può non suscitare il suo interesse e, al contrario della velocità di recupero del popper, da il tempo al predatore di avvicinarsi furtivamente per poi sferrare l’attacco.
Ovviamente il discorso cambia non appena le nostre attenzioni si rivolgono ai predatori pelagici; in questo caso il movimento medio-lento adatto alla spigola diventa insufficiente per chi fa della velocità la sua tecnica di predazione e qui cominciano i guai. Gestire un WTD in velocità sembrerebbe un controsenso, ma bastano poche piccole accortezze per ottenere un buon movimento veloce e sufficientemente “isterico” da rendere questo tipo di recupero adatto anche ai predatori pelagici. Innanzitutto un piccolo, ma importante dettaglio: nel recupero WTD veloce è difficile fare a meno di un moschettone; per quanto io non abbia un amore particolare per questo tipo di accessorio e abbia sempre preferito l’uso dei nodi diretti sull’anello dell’artificiale, in questo caso si rivela utilissimo e, per certi aspetti, superiore al nodo ad asola. Un moschettone semplice e resistente come il Breakaway è perfetto per il nostro scopo; come nodo di giuntura può andare bene il solito ed efficacissimo Palomar poiché, visto che si tratta di pelagici, per il terminale non scenderemo sotto il nylon dello 0,60.
Imprimere al nostro artificiale un movimento walkin’ the dog veloce, almeno in una fase iniziale, non è facile sebbene e come sempre sia un movimento più facile “a farsi che non a dirsi”. Innanzitutto dobbiamo dimenticarci del lasco, o meglio, dobbiamo restringere il lasco della lenza a livelli infinitesimali così come i movimenti del polso sul cimino; in questo caso, infatti, il movimento WTD verrà dato più dal giro di manovella che effettueremo sul mulinello che non dal polso, al punto tale che possiamo considerare quasi dannoso il movimento ampio del cimino che, il più delle volte, è causa di una sovvraposizione tra l’ancoretta e la lenza, in quanto la velocità di recupero sommata allo “strappo” del cimino porta l’artificiale a balzare fuori dall’acqua e superare il terminale stesso.
Per capire meglio il movimento da effettuare nel girare la manovella del mulinello è meglio servirci di un esempio: immaginate un’asta che ruota su un perno centrale, dove il movimento è perpendicolare alla superficie e dove in cima all’asta posizioniamo un peso; insomma, una sorta di pendolo libero di oscillare per 360 gradi. Il movimento rotatorio, almeno finchè lo stesso non raggiunge una velocità molto elevata non è costante: avrà una fase iniziale lenta (la risalita) per poi accelerare durante la discesa, avere un picco di velocità massima nel punto più basso e poi, lentamente, decelerare finchè il tutto non ricomincia daccapo. Sinteticamente questo è il movimento che noi dobbiamo imprimere alla manovella, dove al picco di velocità massima abbiniamo un leggerissimo spostamento del cimino verso il basso, tenendo conto che avremo la canna bassa verso la superficie del mare in condizioni di mare calmo, mentre sarà un pochino più alta e spostata di lato con mare mosso. Il lasco della lenza per permettere i movimenti “side to side” sarà dato dai piccolissimi spostamenti del cimino che non partiranno dal polso, ma dal movimento della manovella (il picco più veloce) sul mulinello e dal leggero lasco del moschettone, secondo una sequenza ritmica con un picco di velocità massima per ogni giro di manovella. Ovviamente l’andamento “side to side” di un WTD veloce avrà un angolo molto più ristretto rispetto allo movimento lento, ma questo stesso angolo sommato alla rapidità del movimento contribuirà a creare vistosi spruzzi laterali, “scodamenti” del corpo dell’artificiale con la testa fuori dall’acqua, affondamenti appena sotto la superficie per poi risalire a galla e ricominciare tutto daccapo. In altre parole esattamente ciò che si intende imitare, cioè la fuga scomposta e disperata di un piccolo pesce spaventato dalla vista di grossi predatori.
Gli artificiali per il WTD sono ormai tanti e quasi ogni casa produttrice ne ha almeno uno in produzione; essi vanno dalla decina di grammi della piccola Zureta della Moro & Deconto ai sessanta grammi di alcune creazioni giapponesi della Evergreen. Inutile precisare che se intendiamo rivolgere la nostra attenzione verso i predatori pelagici sarà meglio scegliere modelli dai 28/30 grammi in su sia per una maggior capacità di lancio con attrezzature pesanti, sia per la loro capacità di muovere più acqua e simulare meglio il movimento. Tra i vari artificiali specificamente studiati per il Walkin’ the Dog non possiamo non segnalare il Sammy della Lucky Craft, il Pencil Bait della Yo-Zuri, i mega WTD della serie Amazon della Evergreen, ed il sempre verde Saltwater Super Spook della Heddon.
Discorso a parte, invece, meriterebbero le ancorette, quasi sempre sottodimensionate per resistenza (di fabbrica tutte 2X) e che diventano causa di perdita di esemplari da trofeo; sostituire le ancorette con ami singoli (possibilmente senza ardiglione) non solo permette una più facile slamatura nel caso di un C&R, ma consente anche di avere una maggiore resistenza alla trazione.